politica

21
Aprile

Nuova riforma, nuovo Referendum

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boschirenziErano state depositate negli scorsi giorni, presso la cancelleria della Corte di Cassazione, le firme dei senatori che si oppongono al ddl Boschi sulle riforme costituzionali. Ieri mattina sono giunte anche quelle della maggioranza: sono 110 i favorevoli, capeggiati dai capigruppo del Partito Democratico, Nuovo centro-destra e Partito per le Autonomie. Si tratta di una raccolta firme che prevede l'indizione di un referendum costituzionale (previsto per il prossimo ottobre) in cui i cittadini saranno chiamati a decidere se approvare o meno le riforme previste dal ddl Boschi. Intanto, nella compilazione delle liste dei favorevoli, i maggiori rappresentanti della minoranza Pd hanno deciso di astenersi, scatenando diverse tensioni nello scenario politico nazionale. Gli astenuti spiegano di non voler richiedere personalmente il referendum in quanto, facendo parte del partito attualmente alla guida del Paese, sembrerebbe una mossa eticamente scorretta. «Sono le opposizioni a chiedere il referendum su una riforma – spiega la Sinistra – se lo fa la maggioranza ha il sapore di chi si fa la legge e poi vuole il plebiscito».


Il ddl Boschi è già stato approvato dalla Camera lo scorso 21 Aprile. Secondo quanto previsto dalla legge, però, durante i tre mesi che intercorrono tra la prima e la seconda votazione (periodo di "pausa" obbligatorio dovuto al fatto che nella prima votazione non si è raggiunta la maggioranza dei 2/3) i senatori contrari alla riforma possono richiedere un referendum confermativo. Il referendum confermativo non prevede la presenza del quorum, dunque il destino della riforma dipenderà solo dalla maggioranza dei votanti.


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