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09
Settembre

Tra Storia e Sport: gli Inni del Sei Nazioni

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Il Torneo delle Sei Nazioni è la più importante competizione di rugby dell'emisfero settentrionale. Nato come Home Championship e disputatosi per la prima volta nel 1883 tra le nazioni delle isole britanniche (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda), divenne dapprima Cinque Nazioni con l'ingresso della Francia e infine Sei Nazioni quando anche l'Italia entrò a far parte dell'elité del rugby europeo il 5 febbraio del 2000, battendo la Scozia campione in carica.
Il Sei Nazioni, però, trascende il rugby, e le parole del rugbista gallese David Morris rendono perfettamente l'idea di cosa sia questo Torneo: "Il Sei Nazioni è più di un torneo di rugby. È la storia e la tradizione, la fedeltà al proprio paese e la chance di imporsi sul vecchio nemico. Ci sono conti da regolare e l'orgoglio da mantenere. Ma cosa sarebbe il torneo senza la passione degli inni nazionali e delle canzoni tradizionali che fanno pulsare il sangue prima del calcio d'inizio?"

 

Amhrán na bhFiann – Ireland's Call

La situazione politica dell'isola d'Irlanda è stata, ed è tuttora, piuttosto complicata. Basti pensare che nel corso degli ultimi 100 anni si sono susseguite: una Guerra d'Indipendenza dal dominio inglese, culminata con il Trattato Anglo-Irlandese del 1921 che sanciva la divisione dell'isola tra Stato Libero d'Irlanda (poi Repubblica, Eire in lingua irlandese) e Irlanda del Nord; una sanguinosa guerra civile tra sostenitori e oppositori del Trattato, durata fino al 1923; e un lungo periodo di disordini in Irlanda del Nord (ma con ripercussioni anche nell'Eire e in Inghilterra) terminato nel 2005 con il definitivo "cessate il fuoco" dell'I.R.A..
I contrasti tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord hanno avuto, inevitabilmente, anche ripercussioni sportive manifestatesi nella scelta degli inni e delle bandiere da esporre.
La nazionale di rugby raccoglie tutti i giocatori dell'isola, superando quindi le divisioni politiche, ma solo recentemente è stato introdotto un inno che permettesse a tutti i giocatori di cantare insieme, indipendentemente dalla loro provenienza.
Nelle partite disputate in Irlanda, infatti, veniva eseguito Amhrán na bhFiann (lett. La canzone del soldato), canto in lingua gaelica scritto nel 1910 e diventato inno ufficiale il 7 Luglio 1926. Questo inno, però, non veniva e non viene tuttora cantato dai giocatori nati nell'Irlanda del Nord e, in più, veniva eseguito solo nelle partite casalinghe, lasciando la nazionale priva di un canto nelle partite disputate in trasferta.
Per ovviare a questo problema la Federazione Irlandese di Rugby (I.R.F.U.) ha commissionato una canzone che fungesse da inno per tutta l'isola e che potesse essere intonato nelle partite lontano da casa: dal 1995 dunque Ireland's Call viene cantato ogniqualvolta la nazionale irlandese scende in campo e affianca Amhrán na bhFiann nelle partite disputate in Irlanda.
Un destino del tutto simile è riservato alle bandiere: l'I.R.F.U. ha una bandiera che racchiude i simboli delle 4 province e che viene esposta ad ogni partita affiancando il tricolore nelle partite disputate nella Repubblica d'Irlanda.

 

We have come to answer our country's call
From the four proud provinces of Ireland
(versi tratti da Ireland's Call )

 

C'è però un'altra canzone che unisce giocatori e tifosi da ogni parte dell'isola, tanto da essere diventata a tutti gli effetti un inno non ufficiale: si intitola The Fields of Athenry. Composta negli anni '70, racconta dell'ultima, struggente conversazione, tra un uomo, imprigionato per aver rubato del cibo per sfamare la sua famiglia, e la sua donna, la notte prima della deportazione nella colonia penale di Botany Bay, Australia. Michael, questo il nome dell'uomo, simboleggia tutte le vittime della Grande Carestia che colpì l'isola tra il 1845 e il 1850, causando oltre 2 milioni di morti e costringendo altrettanti irlandesi ad emigrare. Ad ogni partita, che sia per festeggiare la vittoria o per incitare la squadra in difficoltà, si leva alto il coro che racchiude in sé tutto il coraggio e l'orgoglio del popolo irlandese: 'Low lie the fields of Athenry / when once we watch the small free birds fly / our love was on the wings / we had dream and song to see / it's so lonely 'round the fields of Athenry'.

 

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Bandiera dell'I.R.F.U. con al centro il trifoglio simbolo dell'isola, circondato dagli stemmi delle 4 province (dall'alto a sinistra in senso orario Ulster, Leinster, Connacht e Munster)

 

 

Flower of Scotland


scotlandCornamuse. Braveheart. Se si potesse descrivere un paese con due sole parole, probabilmente per la Scozia si userebbero queste. Lo strumento tipico, infatti, è universalmente riconosciuto per il suo timbro inconfondibile, mentre la figura di William Wallace, resa magistralmente sul grande schermo nel 1995 da Mel Gibson, è simbolo della lotta contro l'oppressore straniero.
Non soprende dunque che questi due elementi si trovino insieme nell'inno nazionale (seppur non ufficiale) scozzese, non potrebbe essere altrimenti.
William Wallace fu il principale artefice della Prima Guerra di Indipendenza Scozzese, riunì i clan fino ad allora divisi e sconfisse gli inglesi a Stirling Bridge nel 1298. Dichiarato nemico della Corona fu catturato e giustiziato nel 1305. La sua opera venne però portata avanti da Robert Bruce, futuro Re di Scozia, che il 23 e 24 giugno 1314 sfidò e sconfisse a Bannockburn l'esercito di Edoardo II d'Inghilterra.
Flower of Scotland è un inno "giovane", è stato scritto infatti nel 1967 da Roy Williamson, cantante del gruppo folk 'The Corries' e celebra questa vittoria che portò alla temporanea indipendenza della Scozia. Nonostante il testo sia fortemente anti-inglese, ne è stato permesso l'utilizzo durante le partite di calcio e rugby.
Il "fiore di Scozia" altro non è che la gioventù scozzese che combatté e morì contro l'oppressore per guadagnarsi la libertà.

 

...we can still rise now
And be the nation again!
That stood against him
Proud Edward's army
And sent him homeward...
(versi tratti da Flower of Scotland)

 

Oggi, prima delle partite del Sei Nazioni allo stadio di Murrayfield (Edimburgo), le cornamuse accompagnano solo la prima strofa, poi si interrompono, lasciando solo le voci di ottantamila scozzesi a ricordare i tempi passati, sempre anelando l'indipendenza che potrebbe arrivare, senza spade né lance, il 18 settembre di quest'anno.

 

Hen Wlad Fy Nhadau


galles"Gli avversari dicono che le parole del nostro inno sono sette punti di vantaggio per il Galles, ma nessuno sa in effetti cosa significano per noi. Valgono molto, molto di più."
Sono parole di Gareth Edwards, uno dei più grandi giocatori della storia del rugby (molti lo considerano il più grande in assoluto), e forse riescono a rendere l'idea di quanto l'inno nazionale gallese sia intrinsecamente legato al rugby.
Hen Wlad Fy Nhadau (La terra dei miei padri) venne scritto in lingua gallese nel 1856 da Evan James e fu il primo inno nazionale ad essere cantato prima di un evento sportivo.
Nel 1905 infatti il Galles, vincitore dell'Home Championship (l'antenato del Sei Nazioni), sfidò l'imbattuta Nuova Zelanda in quello che venne definito "il match del secolo". I neozelandesi iniziavano e iniziano tuttora le partite con la Haka, la danza di guerra maori. Come risposta, in quell'occasione il gallese Teddy Morgan guidò il pubblico cantando Hen Wlad Fy Nhadau, inaugurando così la tradizione dell'esecuzione degli inni nazionali prima degli eventi sportivi.
Ancora oggi, come oltre 100 anni fa, il popolo gallese si stringe intorno alla propria squadra, rendendo unica l'atmosfera al Millenium Stadium di Cardiff.

 

God Save The Queen


God Save The Queen è l'inno del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. In quasi tutte le manifestazioni sportive, però, ogni regione britannica ha il suo inno, e il Sei Nazioni non fa eccezione: pertanto God Save The Queen rappresenta solamente l'Inghilterra.
L'inno, scritto nel 1745, è il più antico del mondo e il più conosciuto, dato che è stato inno ufficiale anche di tutti i paesi facenti parte prima dell'Impero Britannico e successivamente del Commonwealth.
Canada, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda, solo per citare quelli più importanti, hanno avuto God Save The Queen come inno ufficiale fino a tempi relativamente recenti.
A differenza di quanto si possa pensare, il Parlamento britannico non ha mai ratificato l'ufficialità di questo inno, che è considerato tale soltanto per tradizione e consuetudine.
Un'altra caratteristica è che il testo viene modificato a seconda che a Buckingham Palace sieda una Regina o un Re: in questo caso l'inno diviene God Save the King.rugby england La melodia energica, vibrante e solenne viene cantata prima di ogni partita nello stadio di Twickenham, la Fortezza ('The Fortress') del rugby inglese. La descrizione degli inni rugbistici inglesi non sarebbe completa, però, senza Swing low sweet chariot, coro spiritual afroamericano scritto nella seconda metà dell'800, cantato per la prima volta da un gruppo di studenti ad ogni meta durante una partita del 1988 e diventato da allora una specie di portafortuna, soprattutto dopo il trionfo inglese della Coppa del Mondo nel 2003, prima e finora unica vittoria di una nazionale dell'emisfero settentrionale.

 

La Marseillaise


marseillaiseL'inno nazionale francese celebra la Rivoluzione contro il potere aristocratico ed è probabilmente uno degli canti più conosciuti al mondo. Scritto nel 1792 dal capitano Rouget de Lisle con il titolo di Canto di guerra per l'armata del Reno, l'inno divenne una vera e propria chiamata alla armi per i rivoluzionari e venne cantato diffusamente dai volontari provenienti da Marsiglia che si recavano a Parigi, da qui il nome di Marsigliese.
Proclamato inno ufficiale il 14 luglio 1795, fu poi soppresso durante il periodo napoleonico e fino al 1879, anno della definitiva restaurazione.
Questa marcia combattiva viene eseguita prima di ogni evento sportivo che vede in campo la nazionale francese, Sei Nazioni compreso. Solitamente vengono cantate la prima strofa e il ritornello: la melodia incalzante, il testo forte, quasi violento e le voci degli oltre ottantamila spettatori dello Stade de France contribuiscono a far rivivere lo spirito rivoluzionario e a creare un'atmosfera unica prima della battaglia sportiva.

Aux armes, citoyens
Formez vos battalions
Marchons, marchons!
Qu'un sang impur
Abreuve nos sillons!
(versi tratti da La Marsellaise)

 

 

 

Fratelli d'Italia

 

400px-Image-Inno di Mameli 2Il nostro inno è sicuramente conosciuto ai più come Fratelli d'Italia o Inno di Mameli, ma il suo vero nome, particolarmente significativo, è Il Canto degli Italiani. Venne scritto nel 1847 da un patriota ventenne, Goffredo Mameli (nell'immagine a destra: il testo originale), e musicato dal maestro Michele Novaro.
Fu presentato per la prima volta a Genova di fronte a trentamila persone il 10 dicembre 1847 ed ebbe un impatto fortissimo, diventando fin da subito l'inno del Risorgimento.
Il Canto degli Italiani venne intonato dagli insorti durante le Cinque Giornate di Milano, durante la breve vita della Repubblica Romana nel 1849 e nel corso della Spedizione dei Mille di Garibaldi.
L'inno non era evidentemente molto gradito a Casa Savoia per via della sua ispirazione repubblicana (l'inno ufficiale del Regno di Sardegna prima e d'Italia poi, infatti, continuava ad essere la Marcia Reale) ma qualsiasi tentativo di censura del testo non ebbe gli effetti sperati.
Il Canto degli Italiani rimase molto popolare, essendo diventato simbolo dell'Irredentismo, per tutto l'Ottocento e fino alla fine della Prima Guerra Mondiale.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la proclamazione della Repubblica si decise l'adozione di Fratelli d'Italia quale inno nazionale ma, a differenza ad esempio della bandiera tricolore, sancita dalla Costituzione, il suo utilizzo non venne mai ufficializzato da alcuna modifica costituzionale (anche se, per legge, dal 2012 è obbligatorio insegnarlo nelle scuole).
L'Inno di Mameli fece subito breccia nel cuore degli italiani perché parlava di riscatto, di unione e di essere finalmente una nazione: temi quanto mai attuali anche a distanza di oltre 150 anni.

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