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13
Aprile

Tra Russia e Ucraina: la crisi in Crimea

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whescrimeaLa crisi della Crimea è una questione politica internazionale che vede contrapposte l'Ucraina e la Russia, ed è una delle conseguenze dei disordini avvenuti in Ucraina negli ultimi mesi.
La Crimea è una regione ucraina multietnica che comprende, in buona parte del suo territorio, la Repubblica Autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli, che si trova all'interno della Crimea ma, in virtù di uno statuto di municipalità speciale, fa parte di un'unità amministrativa autonoma. Sebastopoli ha una notevole importanza strategica in quanto importante base navale e militare sul Mar Nero.
In  Crimea il 58,5% della  popolazione è di etnia russa, il 24,4% di etnia ucraina, ed un ulteriore 12,1% è composto da una minoranza etnica dei tartari di Crimea. Il russo, inoltre, è considerato lingua madre da tre quarti degli abitanti, mentre l'ucraino solo da un decimo.
Nel 1954 la Crimea fu "donata" all'Ucraina dal leader sovietico Nikita Chruščëv come riconoscimento da parte del governo russo del il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia. L'annessione fu fortemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata, già in passato, causa di tensioni tra Russia e Ucraina.
Durante gli anni '90 la tensione era andata scemando, grazie al collasso sovietico ed alla sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina.
Il 5 maggio 1992 la Crimea proclamò l'autogoverno, seppur in seguito accettò di rimanere all'interno dell'Ucraina come repubblica autonoma.
elezukr2004Tuttavia l'Ucraina ha sempre avuto due anime, come testimoniano i risultati delle elezioni presidenziali del 2004 (vedi foto: in giallo le percentuali di voto di Yushchenko, candidato europeista, in blu quelle dell'oppositore Viktor Yanukovych) in cui appare netta la distinzione tra la parte più europeista e la parte filo-russa. Viktor Yanukovych, sconfitto nel 2004 ma rieletto nel 2010, rappresenta le istanze della popolazione di etnia russa, minoranza significativa del Paese a forte connotazione regionale, tanto da essere l'etnia dominante in alcune zone, tra le quali, appunto, la Crimea.
Nel 2013 sono aumentate le pressioni filo-europee nei confronti del Governo, dopo la sospensione dell'accordo di associazione tra Ucraina e Unione Europea le proteste sono diventate veri e propri scontri armati che hanno trascinato il paese sull'orlo della guerra civile (foto seguente: disordini a Kiev).
La deposizione del presidente filo-russo Yanukovych ha allarmato Mosca,che con l'occupazione della Crimea cerca di ristabilire la propria influenza sulla regione. Data questa lunga premessa, necessaria per inquadrare dal punto di vista geopolitico la situazione, ripercorriamo le tappe principali della crisi di Crimea.
riotskievIl 21 Febbraio scorso, l'ormai ex-presidente ucraino Viktor Yanukovich firma un accordo con i rappresentanti delle opposizioni, grazie alla mediazione dei ministri di Germania, Francia e Polonia, con il quale si prevedono elezioni anticipate entro dicembre, l'insediamento di un nuovo governo di unità nazionale e varie riforme costituzionali. Contemporaneamente il Parlamento della Crimea ha tenuto una seduta straordinaria per discutere della questione. In risposta a ciò il servizio di sicurezza ucraino (Sbu) ha rilasciato prontamente una dichiarazione ufficiale con la quale promette misure eccezionali al fine di prevenire ogni azioni contro l'integrità del territorio ucraino.
Il 22 Febbraio a Kiev si insedia il nuovo governo capeggiato da Arseniy Yatsenyuk, di tendenza filoeuropeista, in linea con le rivendicazioni dell'Euromaidan. Il primo atto parlamentare del nuovo governo è stato rimuovere Yanukovych dal suo incarico presidenziale e votare la richiesta di impeachment presentata dalle opposizioni. Nel frattempo in Crimea iniziavano le prime proteste, poco dopo la fuga di Yanukovych da Kiev, poichè la popolazione del sud-est Ucraino, a maggioranza russofona, ha dichiarato di non sentirsi rappresentata dal nuovo governo.
Il 23 Febbraio il nuovo governo ucraino abroga una legge precedente con la quale si garantiva lo status di lingua regionale al russo, là dove era idioma materno.
Il 25 Febbraio alcuni manifestanti filorussi si sono radunati davanti al Parlamento della Crimea richiedendo che fosse proclamato un referendum sull'indipendenza della penisola.
Il 26 Febbraio a Simferopoli si scontrano in piazza tartari e filo-russi, sostenitori della scissione della penisola.
il 27 febbraio la Russia interviene spostando commandi armati in uniforme prive di contrassegni di appartenenza e bloccando con le proprie navi da guerra il porto di Sebastopoli, movimenti giustificati dal parlamento russo come azioni volte a proteggere la popolazione russa in Crimea.
russflagsimferopolIl 28 Febbraio militanti filo-russi prendono il controllo dei palazzi del potere a Simferopoli, capitale della Crimea (foto: bandiera russa fuori dal palazzo del Parlamento). I soldati russi occupano i principali aeroporti della regione e si diffonde il timore di un possibile intervento armato di Mosca. Pronta la risposta di Obama che afferma: "Grave ingerenza, agiremo di conseguenza".
Il 1 Marzo il primo ministro 'de facto' della Crimea, Sergey Aksyonov, invia un appello direttamente al presidente russo Vladimir Putin chiedendo che la Russia intervenga per garantire pace e sicurezza in Crimea. Come pronta risposta il Presidente del parlamento ad interim, Turchynov, emana un provvedimento che dichiara incostituzionale il ruolo di "capo di governo" della Crimea di Aksyonov. Nello stesso giorno il Presidente Putin accoglie formalmente l'appello e invia al Parlamento una richiesta di utilizzare le forze armate in Ucraina. Poche ore dopo la richiesta viene approvata all'unanimità dall'Assemblea federale. Immediate arrivano le reazioni degli Stati Uniti e dell'Unione Europea: Barack Obama invita Putin a far calare la tensione ritirando le sue forze armate, monito ignorato dal Presidente russo.
Il 2 Marzo il governo della Crimea annuncia l'istituzione di un proprio Ministero della Difesa. Il primo ministro ad interim Yatsenyuk afferma che ormai la Russia ha preso il controllo della Crimea, dichiarando così guerra all'Ucraina.
Il 4 Marzo Putin rompe il silenzio sulla questione ed annuncia che non sono ancora state inviate truppe russe in Crimea, ma non esclude la possibilità di un prossimo intervento.
Il 6 Marzo Il Supremo Consiglio della Crimea vota a favore dell'annessione alla Federazione Russa, ne invia una richiesta al Presidente russo e fissa in data 16 Marzo un referendum sulla questione. Nel frattempo, a Roma, il vice presidente americano Kerry e il ministro degli esteri russo Lavrov si incontravano per discutere della questione. Il vertice, però, non ha portato ad alcun risultato significativo.
L'8 Marzo viene negato l'accesso in Crimea agli ispettori inviati dall'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).
Il 10 Marzo molti paesi dell'Unione Europea e gli Stati Uniti minacciano sanzioni contro la Russia. Nel frattempo a Sebastopoli il russo diventa lingua ufficiale.
L'11 Marzo, con quattro giorni di anticipo, il Parlamento della Crimea vota la secessione da Kiev. L'Unione Europea, gli Stati Uniti e l'Osce prendono posizione e dichiarano che la secessione, così come il risultato del referendum, verranno considerati "illegali" in quanto non conformi alle norme di diritto internazionale. La Commissione Europea promuove un taglio temporaneo delle tariffe doganali sulle esportazioni ucraine verso i paesi dell'Unione.

Il 15 Marzo, il giorno prima del referendum, la Russia pone il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che critica la consultazione secessionista.

russoldiersIl 16 Marzo è il giorno del referendum, vota l'83,1% degli aventi diritto, il risultato è quasi un plebiscito: il 96,7% vota a favore dell'annessione alla Russia. Immediata la risposta del mondo occidentale, che afferma di non riconoscere il risultato della consultazione considerando la votazione "illegale".

Il 22 Marzo il Presidente russo Vladimir Putin ratifica l'annessione della Crimea alla Federazione Russa e respinge le accuse dell’Occidente, ribadendo la legittimità dell’operazione di annessione e giudicando arbitrarie le sanzioni imposte, anche se per ora da Mosca fanno sapere che non ci saranno reazioni. Mosca dice "sì" alla missione dell'Osce in Ucraina ma non in Crimea, "ormai parte della Russia". Nel frattempo continua l'assedio da parte dei russi della base di Belbek, presso Sebastopoli, ancora in mani ucraine (vedi foto a sinistra).

Il 23 Marzo La Russia inizia ad ammassare truppe sui confini orientali dell’Ucraina minacciando così anche molti altri Stati dell’est Europa. A lanciare l’allarme è il generale Phili Breedlove, capo del Comando alleato di Europa, che ha dichiarato: "La forza russa sul confine orientale ucraino che corre parallelo alla Transnistria è sufficiente e inquietante. La Russia sta agendo più come un nemico che come un partner". La Transnistria è de iure un territorio parte della Repubblica di Moldavia, ma de facto governato da un’amministrazione autonoma. La popolazione della regione è a maggioranza russofona. Nei giorni passati, dato quanto accade in Crimea, anche la Transnistria aveva chiesto di essere annessa alla Federazione Russa, unico Stato a riconoscere la sua “indipendenza”. È da tener conto un precedente, nel 2006 in Transnistria il 97% della popolazione, chiamata a esprimersi in un referendum, ha votato in favore dell’annessione alla Russia, ma la consultazione non venne riconosciuta dalla comunità internazionale. La questione è stata poi formalmente riproposta il 18 Marzo. Dal Cremlino rassicurano che non ci saranno interventi amati da parte delle truppe russe, ma l’Occidente resta in allerta.

Il 27 marzo si raggiunge l’accordo definitivo tra il Fmi (Fondo monetario internazionale) e l’Ucraina per prestiti tra i 14 e i 18 milioni di dollari. In cambio il Fondo monetario chiede a Kiev riforme strutturali in alcuni settori chiave come, per esempio, il comparto finanziario e i conti pubblici. Intanto la Russia inizia a fare i conti con le sanzioni: il deflusso di capitali suscita preoccupazioni e Mosca annuncia che presto creerà un proprio sistema di pagamenti elettronici per ovviare al blocco delle operazioni avviato dai colossi Visa e Masterbank. Nella serata italiana arriva la notizia che l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato, con 100 voti a favore, 11 contro e 56 astenuti, una risoluzione che dichiara la nullità del referendum secessionista in Crimea del 16 Marzo.

Il 28 Marzo il Presidente americano Barack Obama invita Mosca a ritirare le proprie truppe dai confini ucraini per dare un segnale di apertura all’Occidente ed allentare la tensione.

Il 29 Marzo la Crimea e Sebastopoli passano ufficialmente al fuso orario di Mosca.

Il 31 Marzo il Presidente russo Vladimir Putin ordina un ritiro parziale delle truppe russe dai confini ucraini come segnale di apertura ad una possibile risposta diplomatica alla questione.

Il 1° Aprile i ministri degli Esteri della Nato decidono di sospendere "la cooperazione civile e militare" con la Russia. Il presidente russo Putin comunica alla Merkel il ritiro delle truppe dai confini ucraini. Nella stessa giornata, però, Alexiei Miller, AD di Gazprom, annuncia un immediato aumento del prezzo del metano per l'Ucraina.

Il 4 Aprile la Nato ha annunciato l’inizio di operazioni congiunte, che coinvolgeranno 17 Paesi, in territorio ucraino.

 

Si ringrazia per la collaborazione: Eleonora Baggiani

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