Grandi Temi

12
Aprile

Tensione in Venezuela: proteste di piazza represse con violenza dal governo

Scritto da 

Poco più di un anno fa moriva Hugo Chavez, la figura che ha diretto la vita del Venezuela negli ultimi quindici anni: violento oppositore della politica estera degli Stati Uniti, fondatore dell'ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) e amico di Cuba. Lo scorso aprile, il presidente ad interim Maduro veniva ufficialmente eletto succedendo al colonnello, suo mentore.
venezuela3Le proteste contro il suo governo sono partite all'inizio di febbraio e si sono subito diffuse dallo stato di Tàchira fino a Caracas, mobilitando un alto numero di studenti universitari. A scendere in piazza sono, oltre agli studenti, cittadini della classe media, la più colpita dalla crisi: il 10 marzo a scendere in piazza sono stati i medici. Le fasce più povere sono, generalmente, sostenitrici del governo, dopo che l'assistenza sociale venezuelana ha permesso alle fasce più povere di godere dei diritti più basilari, all'alloggio e all'istruzione. Al tempo stesso, i sostenitori del governo hanno organizzato contro-manifestazioni.
Quali rivendicazioni? Innanzitutto, maggior sicurezza: nel 2013, secondo l'Osservatorio Venezuelano sulla Violenza, il Venezuela è stato testimone di quasi 25.000 omicidi. Nonostante le sue abbondanti risorse petrolifere, che costituiscono più dell'80% delle riserve di tutto il Sud America e la principale fonte di guadagno del paese, l'inflazione ha toccato il 56%, mancano beni di prima necessità come prodotti alimentari o carta e i blackout sono all'ordine del giorno.
L'opposizione al governo Chavista è da tempo divisa e debole. Il leader più moderato Henrique Capriles, sconfitto alle elezioni del 2013, ha preso parte alle manifestazioni di Caracas solo alla fine febbraio, dopo aver pubblicamente richiesto la fine delle repressioni massive del governo per aprire la strada ad un cammino verso il dialogo e la pace. Non mancano tuttavia esponenti più radicali, che hanno paragonato le proteste di Caracas a quelle di Kiev, ritenendo che si tratti dell'occasione giusta per porre fine al governo di Maduro. E' il caso di Leopoldo Lopez che, dopo essere sceso in piazza il 12 febbraio ed essersi implicitamente proposto come leader alternativo, è stato oggetto di un ordine di arresto con l'accusa principale di incitamento alla violenza.
venezuela1La reazione del governo all'ondata di manifestazioni di piazza, che dura ormai da quasi due mesi, è stata durissima. Il presidente Maduro ha inviato paracadutisti e aerei da guerra nello stato dove le proteste hanno avuto origine, mentre la tensione e il numero di vittime degli scontri continua a crescere. Il 23 marzo è stata data la notizia di tre nuovi morti a Caracas, Valencia e San Cristobal, portando il numero totale di vittime a 34, mentre i feriti ammontano a più di duecento. Maduro ha già interrotto tutte le relazioni diplomatiche con Panama in reazione alla richiesta di quest'ultimo all'OAS di discutere la crisi, considerandola evidentemente un'intromissione negli affari interni del paese. Nel frattempo, i ministri degli esteri della maggior parte degli stati sudamericani hanno condannato le violenze ed espresso la loro solidarietà alle famiglie delle vittime, ai cittadini, e al governo democraticamente eletto della "nazione sorella".
venezuelagnoccaIl presidente ha denunciato a più riprese un "golpe lento", di cui le proteste studentesche sarebbero la manifestazione più recente, e ha reagito con parole dure alle dichiarazioni del Segretario di Stato americano John Kerry, che hanno fatto seguito all'espulsione dei giornalisti della CNN dal Venezuela. Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dagli arresti di due sindaci, Daniel Ceballos e Enzo Scarano, accusati rispettivamente di fomentare il movimento anti-governativo e di non aver impedito le barricate, e dall'accusa di tre generali dell'aviazione di complottare per un colpo di stato. Nel frattempo, le Miss venezuelane si sono mobilitate nella campagna #misses4peace (vedi foto), che raccoglierà fondi per i cittadini più colpiti dalle violenze, mentre Amnesty International ha lanciato il 20 marzo un appello online per fermare il numero di morti.

 

 

Si ringrazia per la collaborazione: Giulia Naboni

 

Leggi anche...