Grandi Temi

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, partecipa ai premi David di Donatello e si esprime sul prolungamento temporaneo del suo mandato: "Non potevo mancare visto il temporaneo prolungamento del mio mandato che cerco di esercitare, nei limiti del possibile, fermamente e rigorosamente nell'interesse del Paese". Incita però il governo ad effettuare in tempi brevi le riforme necessarie a rilanciare il Paese.



napolitanoNapolitano ha 88 anni e alla fine del suo regolare mandato, nel 2013, è stato rieletto Presidente. Questo fatto straordinario, mai avvenuto prima nella storia della Repubblica, fu dovuto principalmente all'incapacità del Parlamento di trovare un accordo sul successore di Napolitano. Questo era un chiaro segnale della situazione di ingovernabilità che era scaturita dalle ultime elezioni politiche, che avevano visto la formazione di un assetto parlamentare fortemente frammentato, con la coalizione di centro sinistra (guidata da Bersani) al 29,5%, la coalizione di centro destra (guidata da Berlusconi) al 29,2%, il neonato Movimento 5 Stelle di Grillo al 25% e la coalizione di centro di Mario Monti al 10%.

cannes2Si è conclusa settimana scorsa la 67esima edizione del Festival di Cannes. Dal 14 al 25 Maggio sono stati accolti più di 5mila film provenienti da 28 paesi del mondo, nel tradizionale di "contribuire allo sviluppo del mezzo filmico, incoraggiando l'industria cinematografica a livello globale e celebrando il talento a livello internazionale". Nato nel 1946, il Festival è un'annuale occasione di ritrovo per le figure professionali del cinema: dai giovani cineasti alla ricerca di finanziatori, agli attori in vista di premi e cerimonie, ai rappresentanti degli studios venuti per assicurarsi nuovi talenti. La kermesse europea è non a caso tra gli eventi internazionali più attesi ad Hollywood, e gode di un'eccezionale copertura mediatica in tutto il mondo. Da sempre sulla Croisette vengono stipulati numerosi accordi che supportano la produzione di progetti in cantiere, garantendovi una distribuzione di respiro internazionale. Ciò non significa tuttavia spazio negato al pubblico: appassionati della settima arte accorrono infatti da tutto il mondo per assistere alle proiezioni pubbliche del Festival (come quelle all'aperto del Cinéma de la Plage) e per incontrare i loro divi, sul tappeto rosso del Palais de Festivals o all'ingresso del prestigioso Carlton Hotel. Peculiare caratteristica del Festival di Cannes è la presenza, in concomitanza con i concorsi principali, di numerosi eventi indipendenti. Tra queste troviamo le proiezioni speciali dei film fuori concorso, le  iniziative organizzate da enti francesi (come la Settimana Internazionale della Critica e la Quinzaine des Réalisateurs), e infine la rassegna Cannes Classics, una selezione di capolavori recentemente restaurati e ridistribuiti, e proiettati quest'anno per la prima volta esclusivamente in formato digitale. Per quanto riguarda i concorsi principali il Festival è strutturato in più categorie, i cui premi sono assegnati da diverse giurie internazionali. Una prima giuria valuta sia la sezione dei cortometraggi che quella della Cinéfondation, dedicata alle pellicole provenienti dalle scuole di cinema di tutto il mondo. I momenti più promettenti e attesi sono però quelli legati alla Selezione Ufficiale, formata da due categorie (Un Certain Regard e il Concorso principale) scrutinate da altre due commissioni. I riconoscimenti di Un Certain Regard vogliono evidenziare il rinnovamento dello stile e dell'estetica cinematografica, mettendo in competizione opere dall'espressività e dai contenuti ritenuti fuori dal comune. A rappresentare l'Italia in questa sezione con il suo Incompresa è stata Asia Argento, la quale è tuttavia rimasta a mani vuote. Come è ben noto, è il Concorso la punta di diamante del Festival: una selezione di cinema autoriale avente un considerevole richiamo è la sezione che gode della maggiore copertura mediatica a livello globale. A presiedere la Giuria di quest'anno è stata la regista neozelandese Janejane Campion (Palma d'Oro con Lezioni di Piano nel 1993), affiancata da personalità quali Gael Garcia Bernal, Sofia Coppola e Willem Dafoe. Un grande successo italiano è stato qui conseguito da Alice Rohrwacher, che con il suo secondo film, Le Meraviglie, ha portato a casa il Grand Prix. Il premio, consegnatole venerdì scorso al Théâtre Debussy da Sofia Loren, è secondo per prestigio soltanto alla Palma d'Oro. La massima onorificenza del Festival di Cannes è stata infatti assegnata a Winter Sleep, film drammatico diretto dal turco Nuri Bilge Ceylan. La cerimonia di chiusura, svoltasi sabato 24 al Gran Théâtre Lumière, ha visto il premio consegnato al regista da Quentin Tarantino e Uma Thurman. I due, insieme a John Travolta, hanno presenziato alla Croisette per celebrare il ventesimo anniversario di un'altra e ben più celebre Palma d'Oro: quella vinta da Pulp Fiction nel 1994. Tarantino ha inoltre presentato la versione restaurata di Per un pugno di dollari (Sergio Leone), scelto quest'anno come film di chiusura del Festival e proiettato alla fine della cerimonia.

Di seguito è riportato l'elenco completo dei premi assegnati.

 

 

In Competizione

Lungometraggi

  • Palme d'Or – Winter Sleep, diretto da Nuri Bilge Ceylan
  • Grand Prix – Le Meraviglie, diretto da Alice Rohrwacher
  • Prix de la mise en scène – Bennet Miller per Foxcatcher
  • Prix du scénario – Andrey Zvyvagintsev e Oleg Negin per Leviathan, diretto da A. Zvyagintsev
  • Prix d'interprétation féminine – Julianne Moore in Maps to the Stars, diretto da David Cronenberg
  • Prix d'interprétation masculine – Timothy Spall in Mr. Turner, diretto da Mike Leigh
  • Prix du Jury – Mommy, diretto da Xavier Dolan e Adieu au Langage, diretto da Jean-Luc Godard

Cortometraggi

  • Palme d'or du court métrage – Leidi, diretto da Simón Mesa Soto
  • Mention spéciale court métrage – Aïssa, diretto da Clément Trehin-Lalanne e Ja Vi Elsker, diretto da Hallvar Witzø

 

Un Certain Regard

  • Prix Un Certain Regard – Fehér Isten, diretto da Kornél Mundruczó
  • Prix du Jury Un Certain Regard – Turist (Force Majeure), diretto da Ruben Östlund
  • Prix spécial Un Certain Regard – The Salt of the Earth, diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado
  • Prix d'ensemble – Party Girl, diretto da Claire Burger, Samuel Theis e Marie Amachoukeli
  • Prix du meilleur acteur – David Gulpilil in Charlie's Country, diretto da Rolf De Heer

 

Cinéfondation

  • Premier Prix de la Cinéfondation – Skunk, diretto da Annie Silverstein
  • Duexième Prix de la Cinéfondation – Oh Lucy!, diretto da Atsuko Hirayanagi
  • Troisième Prix de la Cinéfondation Ex-aequo – Lievito Madre, diretto da Fulvio Risuleo e The Bigger Picture, diretto da Daisy Jacobs

 

Caméra d'Or

  • Caméra d'Or – Party
  • Girl, diretto da Samuel Theis, Claire Burger, Marie Amachoukeli

 

Si ringrazia per la collaborazione: Alberto Perlini

herphoenixIn un futuro non meglio definito, Theodore (Joaquin Phoenix) è un uomo solitario e malinconico, in via di divorzio dalla moglie Catherine (Rooney Mara) e con una sola amica fidata, Amy (Amy Adams). Come lavoro scrive - o meglio detta- lettere commissionate da estranei, lavoro che gli permette di dare sfogo a tutta la sua sensibilità.  Un giorno, decide di acquistare un nuovo sistema operativo, chiamato Os 1 (riferimenti alla Apple non sembrano puramente casuali) che, come dice la pubblicità, “ti conosce, ti capisce, ti comprende”. Dopo un piccolo test di personalità, a Theodore viene affidata una bellissima voce femminile, di nome Samantha (Scarlett Johansson). Ben presto il protagonista si accorgerà che Samantha non è solo un aiuto per il suo lavoro, ma un’amica, una confidente, e un’amante.  All’inizio Theodore nasconde la sua relazione con Samantha, ma poi si apre al mondo, che lo accetta senza pregiudizio. Il rapporto tra l’uomo e il sistema operativo si sviluppa in modo normale, come se fosse una relazione vera, tra persone fatte di carne e ossa. Samantha prova sentimenti, persino attrazione fisica, soffre, ride, si commuove, si innamora, e respira. Si sente reale, e anche Theodore la sente reale, nonostante una delle cose che più lo infastidisce durante le discussioni accese con la sua “fidanzata virtuale” sia proprio questa finta necessità di Samantha di prendere il respiro tra una frase e l’altra, perché lei non ha bisogno dell’ossigeno…sarà un caso che l’ultima scena del film si concluda con un respiro? La trama di “Her” ha non pochi “twist”, che lasciano lo spettatore incollato allo schermo e lo fanno arrabbiare, gioire, ridere e soffrire insieme al protagonista. Spike Jonze è così bravo a entrare nell’anima dei personaggi che ad un certo punto ci si dimentica quasi che Samantha sia un sistema operativo, e si pensa che sia la voce telefonica della fidanzata di Theodore.  Le inquadrature limpide, la qualità ricercata delle immagini e della fotografia, i primi piani stretti indagano le insicurezze e i sentimenti del protagonista.  Notevole la scelta di non fare mai vedere autovetture o mezzi di trasporto per non collocare in modo definito il tempo della storia, plausibilmente un futuro non troppo lontano in cui la tecnologia è parte integrante (e sovrastante) della vita di ognuno.  Molto piacevole la scelta dei look vintage dei personaggi, in contrapposizione con l’evoluzione tecnologica, quasi a voler mediare passato a futuro per avvicinare del tutto la storia allo spettatore del presente. “Her” a prima vista sembrerebbe semplicemente una riflessione sul rapporto con la tecnologia che riguarda tutti noi - Jonze ha palesemente preso spunto da Siri - ma, se si presta un’attenzione maggiore e si va oltre al fatto che Samantha non sia reale ma semplicemente frutto dell’evoluzione tecnologica, si scopre essere un film che parla dell’amore nella sua purezza più totale e con una poesia e una profondità sorprendenti e al contempo semplici. Joaquin Phoenix si conferma come uno degli attori più intensi del momento, Amy Adams sa adattarsi benissimo anche stavolta alla sensibilità del suo personaggio. phoenixprimopianoLa voce di Scarlett Johansson rimane una delle più sensuali in circolazione (e se la cava egregiamente anche cantando “The Moon Song”, in uno degli stralci più dolci del film): il doppiaggio italiano di Micaela Ramazzotti, sarà anche per la dizione imperfetta, non è male, ma non rende pienamente giustizia alla sensibilità vocale manifestata dalla Johansson. I dialoghi portanti sono meravigliosi: dolci e spontanei, sembrano scritti da Jonze di getto, e soprattutto sono credibili, ognuno può immedesimarvici. Non c’è da stupirsi quindi che “Her” abbia conquistato pubblico e critica e sia stato premiato con l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura originale.

 

Si ringrazia per la collaborazione: Silvia di Lucca, Pulp Corn (blog)

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