Grandi Temi

tsiprasTra i vari partiti che da alcuni anni a questa parte sono sorti in Europa basandosi su critiche più o meno profonde alla tradizionale politica e su tentativi di soluzione per modificarla il primo ad arrivare al governo del proprio paese è stato Syriza, partito greco sorto nel 2012 (mentre dal 2004 era una coalizione eterogenea). Il motivo della nascita (e soprattutto della rinascita e del successo, dal 2007 in poi) di Syriza sta nella convergenza, diffusa fra più schieramenti politici europei ed in maniera più o meno estesa nelle varie classi sociali, sul riconoscere di attraversare un periodo di crisi, sia esso politico, istituzionale, economico, sociale, culturale. Se su questo punto c'è accordo, l'estensione, le analisi, l'acutezza e le soluzioni a questo periodo di crisi sono oggetto di discussioni tanto frammentarie quanto diversissime nelle conclusioni e nei modi di procedere.
Premesso ciò il primo partito critico, fra i molti venuti alla luce o riscopertisi tali, a ricevere un mandato governativo popolare non può che divenire il fenomeno del momento. Ed è quello che è accaduto con lo stile col quale si è affrontato o, piuttosto, col quale si è abbozzato, uno studio sull'attuale periodo storico, ossia giungendo ad affermare tutto ed il suo contrario: "Syriza è la salvezza", "Syriza è un bluff", "Syriza non può nulla", "Syriza può far rinascere la Grecia", "Syriza è un caso isolato", "Syriza è solo l'inizio in Europa", e così via.
Prendere in considerazione tutte queste opinioni, e tutte le impostazioni sulla quali si basano, sarà compito di altri, mentre qui si vorranno presentare solo alcuni dati e tirare le primissime somme di un mandato che si è presentato come il più battagliero e rivoluzionario da almeno quindici anni a questa parte (volendo restare circoscritti alla penisola europea).
"La crisi iniziata nel 2008 scosse la fragile Grecia, che quindi è crollata sotto il peso di inefficienza, corruzione, burocratismo". Furono dunque necessarie delle misure che, prese dal centro, s'irradiassero fino alla periferia della UE. Misure puntualmente prese, e puntualmente fallite nell'obiettivo. Nei precedenti 7 anni il Pil greco è calato di un 25%, la disoccupazione salita dal 10% ad oltre il 26%, il rifornimento energetico è stato negato a decine di migliaia di immobili, la popolazione a rischio povertà calcolata come un terzo della totale, i maggiori tagli d'Europa alla sanità, finanche ad arrivare alla chiusura della televisione pubblica.
Syriza deve porre rimedio a una situazione di questo genere, e ha articolato tutto in un programma di 40 punti, risalente al 2012, che sembra in massima parte intenzionata a portare a termine. Le proposte da subito messe in campo riguardano la restaurazione del salario minimo a livelli pre-crisi (punto 11), una maggiore diffidenza verso le privatizzazioni, siano esse di aziende o sanità (punti 18, 19, 36), maggiore assistenza sociale (punti 13, 17, 35 ), soprattutto verso la fascia povera e neo-povera (punti 12, 14, 15, 16).
Quello che più colpisce una comune percezione del fenomeno è l'assenza di una proposta di uscita dall'euro, che quindi non era nell'intenzione degli esponenti di Syriza al momento della stesura del programma (maggio 2012) e che non si è comunque ancora profilata. tsiprasvaroufPer ora, infatti, i tentativi fatti da Tsipras e dal suo governo (l'addetto a trattare con le istituzioni union-europeiste è il Ministro delle Finanze Varoufakis - nella foto con il Premier Tsipras) sono stati caratterizzati dalla volontà di trovare un accordo ma senza dimenticare le premesse sociali alle quali Syriza è intenzionata a mantenersi legata. Ciò che è stato ottenuto alle ultime trattative è una proroga di quattro mesi, sostanzialmente un pareggio fra le parti in una situazione in cui il tempo è sempre meno. Considerando che è il primo "pareggio" ottenuto da un paese dell'Euro-zona in sede di accordi ci si può illudere che sia il preludio, dopo un minuzioso lavoro, ad una vittoria; ma allo stesso modo lo si può vedere come una procrastinazione dell'inevitabile. Ad ogni modo l'unica cosa possibile, per noi spettatori-interessati, è aspettare "la partita di ritorno" in un clima fitto di segnali lanciati da entrambe le parti. A questo proposito lo stesso stile dell'entourage del nuovo primo ministro greco parla da sé ed il più eloquente è proprio quello di Varoufakis, "appoggio esterno" in quanto non iscritto al partito: "L'Europa è un giocatore d'azzardo patologico".
Un modo di affrontare il problema sicuramente nuovo rispetto a ciò a cui siamo abituati ("X paese è in errore/ l'Europa è in errore"); è un modo che tenta di analizzare la propria controparte e non semplicisticamente di assoggettarsi o ribellarsi ad essa (in entrambi i casi in modo privo di giudizio) anche se lo fa in modo sfuggente e sempre metaforico.


Potrebbe forse dire che, contrariamente al senso comune, non è la Grecia bensì l'Europa che deve essere salvata?

Gennaro Laurenza

eu1Tra il 22 ed il 25 Maggio, in tutti i 28 Stati membri dell'Unione europea, si sono svolte le Elezioni per formare il Parlamento. Circa 400 milioni di elettori son stati chiamati ai seggi per esprimere il proprio voto per l'ottava volta all'istituzione di questo organo. Le Elezioni europee appena svolte sono le prime disciplinate dal Trattato di Lisbona (entrato in vigore nel dicembre 2009), che all'articolo 14 stabilisce che: "Il Parlamento europeo è composto da rappresentanti dei cittadini dell'Unione. Essi non devono superare la quota di settecentocinquanta, più il Presidente. La rappresentanza dei cittadini deve essere regressivamente proporzionale, con una soglia minima di sei membri per ogni Stato membro. A nessuno stato membro dovranno essere assegnati più di novantasei seggi". Il Trattato di Lisbona, inoltre, prevede che il Parlamento europeo elegga il Presidente della Commissione Europea (l'organo Esecutivo), sulla base di una proposta congiunta con il Consiglio e prendendo in considerazione l'esito delle elezioni europee (secondo quanto prescritto dall'articolo 17 paragraferò 7 del TEU). I maggiori partiti, raggruppati in coalizioni a livello comunitario, hanno quindi designato un candidato per il ruolo di Presidente. 

I candidati sono:

• Jean-Claude Juncker per il Gruppo del Partito Popolare Europeo;
• Ska Keller per i Verdi Europei - Alleanza Libera Europea;
• Martin Schulz per l'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici;
• Alexis Tsipras per la Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica;
• Guy Verhofstadt per l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa.

 

Da queste elezioni risulta un grande balzo in avanti degli euroscettici, dal Regno Unito allaeu2 Germania, passando per Francia ed Olanda. I dati sono inequivocabili, i gruppi anti-UE otterranno 105 seggi, contro i 64 del 2009, avendo così una sensibile rappresentanza a Strasburgo. Ma procediamo in modo ordinato all'analisi del voto. Innanzitutto si può affermare che in queste elezioni l'astensionismo non ha vinto: anche se la maggior parte degli aventi diritto al voto non è andata ai seggi, la quota di votanti in tutta l'Unione è stata pari al 43,1%, con un aumento dello 0,1% rispetto alle elezioni del 2009. Questa è un'inversione di tendenza di importanza notevole, visto che dal 1979 il trend è sempre stato negativo, vedendo diminuire il numero di votanti ad ogni elezione. Differente la situazione in Italia, dove l'affluenza è calata di 8 punti: su un totale di 50.662.460 aventi diritto al voto, i votanti sono stati 28.991.258, il 57,22%. Si ravvisa un leggero calo rispetto alle europee del 2009, ma comunque l'affluenza italiana è molto superiore alla media degli altri paesi dell'Unione.  Sempre riguardo alla situazione italiana, le elezioni sono state stravinte dal PD di Matteo Renzi che, con una percentuale del 40,86%, ha ottenuto il miglior risultato della sua storia ed eleggerà 31 europarlamentari sui 73 che spettano all'Italia. Secondo partito il Movimento 5 Stelle, che si ferma al 21,14%, ottimo risultato per una forza nuova come quella grillina, ma decisamente sotto le aspettative dei due leader del movimento. Terzo partito si riconferma Forza Italia, che però crolla al 16,79%. Ottimi, invece, il risultato di Lega Nord, al 6,18%, che conferma il trend di risalita dopo i recenti scandali. La lista Ncd-Udc supera lo sbarramento con il 4,37%, come anche la lista "L'altra Europa per Tsipras", che con il 4,03% guadagna un posto in Europa. A livello comunitario, invece, le Elezioni hanno visto il Ppe come coalizione vincente. I popolari, che guidano l'Europa da 10 anni, pur perdendo 62 seggi rispetto alle elezioni passate, restano la "famiglia politica" di maggioranza relativa in Europa, arrivando al 28,5% è conquistando così 214 seggi. Il secondo partito a livello europeo è il Pse. I socialisti, cresciuti in Italia e in Germania, scontano la debacle francese e si fermano al 25,43%, aggiudicandosi 192 seggi. Terzo partito i liberal-democratici dell'Alde, al 8,52% e 64 seggi; seguono i Verdi al 6,92% con 52 seggi, i conservatori dell'Ecr al 6,13% con 46 seggi, la Sinistra dei Gue al 5,99% con 45 seggi, altri eurodeputati non inseriti in nessuna coalizione, ed infine gli euroscettici del' Efd, che con il 5,46% dei voti conquistano 38 seggi a eu3Strasburgo. Il primo commento al voto arriva da Junker, leader dei popolari, che da vincitore commenta: "Voglio essere il presidente della prossima Commissione perché il Ppe ha vinto, non andrò in ginocchio dai socialisti perché siamo il partito numero uno. Ma anche noi dobbiamo fare compromessi. Vorrei allargare la maggioranza a Verdi e Liberali, ma non andrò mai con l'estrema destra". Quindi, da un lato l'intenzione a non piegarsi davanti alle richieste socialiste di Junker, dall'altro Schulz che ricerca una maggioranza che lo sosterrà negli altri partiti di "sinistra", ma non è così impossibile una "grosse koalition" alla tedesca, con guida popolare ma punti di programma mediati con i socialisti. Lo stesso Schulz, nel primo comizio dopo le elezioni, elenca le tre condizioni necessarie per un'alleanza tra le due coalizioni: lotta contro la disoccupazione giovanile, guerra all'evasione fiscale e maggiori controlli verso le banche, concludendo poi: "Siamo  pronti a trattare su queste basi". Ma i risultati che più hanno sorpreso sono quelli raggiunti dagli euroscettici, il gruppo di riferimento Efd, che nella sua composizione originaria comprende i britannici dell'Ukip, i danesi del Danish People Party, la Lega e i Veri Finlandesi, ha conquistato 38 seggi nel Parlamento. A questi vanno aggiunti i sorprendenti risultati raggiunti dal Front National della Le Pen (attorno al 5%), i voti dei 5 Stelle, degli euroscettici tedeschi di Afd e dei neo nazisti tedeschi dello Npd, che son riusciti a strappare un seggio. I candidati alla presidenza della Commissione a breve inizieranno le trattative, al termine delle quali, se nominati, dovranno cercare il sostegno dei vari gruppi politici del Parlamento. Le votazioni si terranno tra il 14 e il 17 luglio. Per ottenere la nomina del Parlamento si dovranno ottenere i voti di almeno la metà degli eurodeputati. In quest'ottica sarà fondamentale la formazione dei nuovi gruppi politici, che dovrà avvenire prima della seduta plenaria del 1 luglio, durante la quale verranno eletti Presidente e i vari vicepresidenti del Parlamento stesso. Non ci resta che attendere per capire come andranno le cose in Europa e quindi specularmente anche da noi in Italia. 

 

Eleonora Baggiani

In queste elezioni europee dilaga l'euroscetticismo, vincitore in molti stati UE dalla Gran Bretagna alla Germania, dalla Francia all'Olanda. Secondo le prime stime tutti i gruppi eurofobi otterrebbero tra i 130 e i 150 seggi: un bel balzo dal 2009, quando ne avevano guadagnati 64. Sia in Francia che in Gran Bretagna il Front National di Marine Le Pen e l'Ukip di Nigel Farage (entrambi i partiti di destra ed euroscettici) si sono affermati come primo partito per la prima volta dalla loro fondazione. Ecco alcuni risultati in Europa secondo le stime ufficiali UE:


• Francia: il Front National di Marine Le Pen si sarebbe aggiudicato il primo posto con il 25,4% dei voti
• Regno Unito: il movimento antieuropeo dell'Ukip sarebbe in testa con il 29,7%
• In Germania è data per vincente l'Union della cancelliera Angela Merkel
• In Spagna il Partido Popular ha il 26% dei voti, contro il 23% dei socialisti del PSOE
• In Grecia il primo partito con il 26% è quello di Alexis Tsipras –socialista

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