Grandi Temi
A cura di Luca Spinosa
 
Dalla sera del 13-14 novembre, nella quale si sono consumati i feroci attacchi terroristici di Parigi, notiziari, quotidiani, radio e siti d'informazione di tutto il mondo hanno concentrato la loro attenzione su chi ha rivendicato questa strage: l'Isis, l'autoproclamatosi califfato islamico che geograficamente abbraccia in Medio Oriente parte della Siria e dell'Iraq (Isis infatti è acronimo di Islamic State of Iraq and Siria). Al di là degli aspetti morali o religiosi, che lasciamo al lettore, vogliamo qui delineare una breve evoluzione storico-politica di questa entità territoriale, provando a dare qualche strumento di comprensione in più sugli avvenimenti che ci hanno portato alla situazione attuale.
 
isisChi è, prima di tutto, il califfo? Con questo titolo viene designato il successore di Maometto, fondatore della religione islamica. Il califfato dunque nasce immediatamente dopo la morte del Profeta, con l'ascesa al potere del migliore amico Abu Bakr, detto al-Siddiq.
Questa istituzione politico-religiosa, che affonda le sue radici nel Corano, vide una notevole espansione verso ovest con l'avvento della dinastia degli Omayyadi nel 661: basti qui ricordare che arrivarono a conquistare parte della Spagna. La successiva casata regnante, quella degli Abbasidi, salì al potere nel 749 e mantenne il controllo su uno spazio sconfinato, che si spingeva dall'Oceano Atlantico a quello Indiano: cadde solo nel 1258, quando i Mongoli saccheggiarono e devastarono la capitale Baghdad; questo provocò uno spostamento del titolo di califfo, che venne acquisito dal sultano ottomano Solimano I.
Il califfato proseguì così la propria esistenza in coabitazione con l'Impero Ottomano, indebolendosi però via via che i paesi europei andavano aumentando la propria influenza nei territori nordafricani e mediorientali, in particolare durante l'epoca coloniale ed imperialista del XIX secolo. 
La crisi già serpeggiante fra i regni islamici fu totale alla fine del primo conflitto mondiale, ed in taleisis2
contesto è la situazione del Medio Oriente, una zona, come detto, totalmente assoggettata al dominio dell'Impero Ottomano, polverizzato dopo la sconfitta contro la Triplice Intesa: la susseguente reazione della Repubblica Turca di Atatürk nel 1924 e il governo dei Giovani Turchi posero fine alla millenaria esistenza del califfato. Francia ed Inghilterra si spartirono queste regioni, rispettivamente
Siria-Libano e Iraq-Palestina-Giordania, tracciando confini a tavolino senza tenere conto delle diverse nazionalità ed etnie presenti.
Gli ultimi sviluppi che ci consentono di delineare lo scenario mediorientale sono la creazione dello Stato di Israele (1948), che si rivelerà un vero catalizzatore di conflitti per tutta la seconda metà del 900, la guerra Iran-Iraq (scoppiata nel 1980) e le diverse guerre portate da coalizioni occidentali (guidate dagli Stati Uniti) in questo angolo del mondo, come le due guerre del Golfo (1991 e 2003).
 
Arriviamo quindi a sviluppi più vicini ai nostri giorni: durante la seconda guerra del Golfo il giordano al Zarqawi allaccia numerosi rapporti con il leader dell'organizzazione fondamentalista Al Qaeda Osama Bin Laden (mandante degli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington) che porteranno alla fondazione, nel 2004, di Al Qaeda in Iraq(Aqi), primo vero precursore dell’Isis; scopo principale di questo movimento era creare terreno fertile per lo scoppio di una guerra civile irachena, tale da scardinare l’occupazione americana del territorio e allo stesso tempo il governo a maggioranza sciita del paese.
Con la morte di al Zarqawi nel 2006 il gruppo aumentò il proprio impegno e raggio d’azione, cambiando il proprio nome in “Stato islamico dell’Iraq (Isi), ora retto da Abu al-Masri e Abu Umar al-Baghdadi.
Il periodo fra il 2010 e il 2011 è cruciale per comprendere le dinamiche che hanno portato alla radicalizzazione odierna: in primo luogo, i due capi appena citati vengono eliminati da un’operazione antiterrorismo americana nell’aprile 2010, lasciando la guida dell’Isi all’attuale “reggente” Abu Bakr al-Baghdadi, dalla personalità molto carismatica ed autoritaria; in secondo luogo, bisogna considerare lo scoppio della guerra civile in Siria (cui le primavere arabe dettero il La nel 2011), nella quale l’Isi da subito si pose come nemico del presidente Bashr al Assad.

isis3Nell’aprile 2013 lo Stato islamico dell’Iraq adottò il nome di “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” (Isil) ovvero il corrente “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (Isis). Queste variazioni ad un primo impatto possono sembrare strettamente formali, invece sottendono un ampliamento della strategia globale del movimento: dapprima espansione al di fuori dei limiti iracheni, successivamente lotta contro la divisione dell’universo arabo in stati-nazione, quelli arbitrariamente definiti dalle potenze occidentali nella conferenza di pace di Parigi del 1919 di cui abbiamo già discusso in precedenza.
Si prefigura quindi una vera e propria rinascita del “califfato”, che sarà infatti proclamato il 29 giugno 2014; l’efferatezza e la durezza del suo operato sono tanto radicali da alienarsi l’appoggio del mondo sunnita da cui esso stesso proviene, ma questo non impedisce la crescita continua di questo organismo “semistatale”, nel quale ricordiamo viene imposta su tutto il territorio la legge coranica della Shari'a.

Consci del fatto che, per motivi di spazio e tempo, questa non può che essere una parziale ed incompleta visione degli accadimenti che hanno portato alla rinascita del califfato islamico, speriamo di aver fatto un po’ più di luce su questo tema tanto controverso e tanto dibattuto.

abu bakrIl Guardian ha reso noto ieri che il 'califfo' Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell'Isis, e' rimasto gravemente ferito, lo scorso marzo, sotto le bombe di uno dei raid condotto dalla coalizione a guida Usa impegnata contro i jihadisti in Siria e Iraq. Il giornale britannico ha citato una fonte accreditata di collegamenti con gruppi terroristici in Iraq secondo la quale il ferimento di Baghdadi risale a marzo e avrebbe messo in pericolo la sua vita. La stessa fonte precisa peraltro che il 'califfo' "si sta ora lentamente riprendendo" anche se non ha riguadagnato il controllo dell'organizzazione a livello operativo quotidiano.

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Solo nella giornata di ieri il quotidiano libanese As Safir ha reso noto che già da qualche giorno l'esercito libanese, in coordinamento con servizi segreti stranieri, ha arrestato al confine tra Libano e Siria una delle mogli e uno dei figli del 'Califfo' dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi.
Secondo quanto scritto dal quotidiano, la donna e il figlio sono stati bloccati dai servizi di intelligence dell'esercito a un valico di frontiera mentre cercavano di entrare in Libano dalla Siria usando documenti falsi. Da lì poi entrambi sono stati condotti al ministero della Difesa a Yarze (sulle colline a est di Beirut), sulla strada che porta verso la frontiera con la Siria.

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