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22
Maggio

Storia del conflitto arabo-israeliano

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1869, apertura del Canale di Suez. Seconda metà del 19° secolo, scoperta di giacimenti petroliferi nell'area ottomana. Le potenze europee iniziano ad estendere la propria area d'influenza sui domini dell'Impero Ottomano approfittando della debolezza di quest'ultimo; il processo culmina alla fine della prima guerra mondiale quando, dissoltosi l'impero, Francia e Gran Bretagna si accordano sulla divisione del bottino (accordi Sykes-Picot). La Gran Bretagna stabilì poi, con la dichiarazione Balfour, e con una successiva chiarificazione del 1922, che fosse concesso agli ebrei di stabilirsi colà, nel rispetto delle altre comunità presenti. Cosa è da intendersi per "colà"? Secondo il nazionalismo ebraico venuto nascendo sul finire del secolo (sionismo) la Terra Promessa era la Palestina, anticamente popolata da ebrei; la migrazione verso la Terra Promessa iniziò, a piccole ma continue dosi, da subito, e fu causata anche dal crescente antisemitismo (da iscriversi nell'esacerbazione, o forse "armonica" evoluzione, dei vari nazionalismi europei), del quale il caso Dreyfus è purtroppo un famoso esempio.


La situazione dunque, dopo il primo conflitto mondiale, era di una Palestina e di popoli arabi a cui era stata promessa l'indipendenza (come ricompensa dell'aiuto contro gli ottomani), di una "National Home" promessa agli ebrei (dichiarazione Balfour del 1917), e dell'Agenzia Ebraica che procedeva all'acquisto di terreni per i coloni ebrei provenienti dall'Europa. La tensione cominciò a salire a causa della limitatezza di risorse e terreni fertili nella Palestina (principalmente assegnati agli immigrati) e sfociò in alcuni moti di rivolta contro gli ebrei residenti in Palestina da secoli (il maggiore in numero di vittime fu quello dell'agosto del 1929, nato dalla doppia rivendicazione sacra del Muro Ovest di Gerusalemme, che contò un centinaio di morti da ambo le parti). La risposta a questi moti fu il blocco dell'immigrazione ebrea consigliata dalle Commissioni Shaw e Hope-Simpson. L'immigrazione non si fermò e l'ulteriore aumento della disoccupazione portò ad un grande sciopero che proseguì con numerosi sabotaggi da parte di migliaia di militanti arabi, a cui però si contrapponevano più numerosi militanti armati ebrei ed un rafforzato contingente britannico. La conclusione ci fu solo nel 1939, con oltre 5000 arabi morti, e 600 fra ebrei ed inglesi; agli arabi furono confiscate le armi, i capi furono arrestati, furono rinvigorite le limitazioni all'immigrazione e riconfermata la volontà di creare uno stato arabo indipendente alla fine del mandato (dopo 10 anni). Queste condizioni scateneranno alcune fazioni estremistiche ebree, che porteranno alla morte di oltre 300 britannici e non termineranno che col 1948, anno della nascita di uno Stato d'Israele.


israele ripartizioneE veniamo così al Piano di Partizione della Palestina del 1947, dove viene stabilita la creazione di due stati: quello ebraico (56% del territorio, con quasi metà popolazione araba) e quello palestinese (quasi totalità di popolazione araba). Ma questa decisione (salutata favorevolmente dalla maggioranza delle associazioni ebree) viene rifiutata dai paesi arabi a causa della maggioranza delle terre fertili date all'altro stato e dei confini che limiteranno gli scambi arabi con l'estero. Viene dunque boicottato dagli arabi questo Piano ed a seguito della creazione dello Stato d'Israele scoppia la guerra arabo-israeliana del 1948. La guerra vide una vittoria dello Stato d'Israele che con gli armistizi separati che stipulò, estese il suo territorio al 78% del territorio palestinese; ciò causò nuovi rivolgimenti a causa di migrazioni. Questa fu la prima di altre guerre le quali seguirono nel 1956, chiamata "Crisi di Suez", quando Francia e Gran Bretagna affiancarono Israele che sentendosi minacciato dall'Egitto diede avvio alle operazioni. La guerra si concluse con l'intervento pacificatore di URSS ed USA e fu un'altra vittoria per lo Stato d'Israele, anche se le tensioni non cessarono, ma anzi diedero vita ad un altro conflitto, questo chiamato "Guerra dei Sei Giorni" (1967), nato sempre da un attacco preventivo di Israele che decimò fortemente l'aviazione egiziana ed occupò l'intera Penisola del Sinai. Israele si espanse anche in Cisgiordania e nelle Alture del Golan, territori sottratti rispettivamente ai palestinesi ed alla Siria. La risoluzione ONU che si occupò di ristabilire la pace (Risoluzione 242) presentò, purtroppo, ancora un'ambiguità poiché stabiliva il ritiro dai territori occupati, ma non stabiliva in quale percentuale e se dalla totalità dei territori o meno; venne però stabilito il criterio al quale si ispireranno anche le future mediazioni, ossia: "pace in cambio di terra", oppure, letta in altro modo: "terra in cambio di pace". Le reazioni furono di rifiuto da parte degli arabi, che non ritenevano soddisfacenti questi parametri di accordo da parte dello Stato di Israele, non mancando però forti spinte nazionalistiche espansive.


Le guerre arabo-israeliane si conclusero nel 1973 con la guerra del Kippur, dove gli egiziani tentarono di "riprendersi" i territori persi nella precedente guerra, ma conseguirono un nulla di fatto, a causa della mediazioni statunitense che pose fine al conflitto. La Penisola del Sinai tornerà poi in mano egiziana con gli accordi di Camp David del 1978, in cambio del riconoscimento dello Stato di Israele (il primo da parte di uno Stato Arabo).


Da questo momento il conflitto si ridurrà, anche se ci saranno nuovi sconti militari quali l'attacco israeliano al Libano del 1978, ed una nuova invasione nel 1982 (con il tristemente noto massacro di Sabra e Shatila, per il quale Ariel Sharon dovette dimettersi), cominciando a prendere il nome di "questione palestinese" e riguardando il destino dei profughi palestinesi fuggiti dai territori acquisiti da Israele e la gestione (soprattutto idrica) del territorio che spesso l'ONU ha condannato come non conforme ai diritti umani.


israele clintonI palestinesi, guidati e rappresentati dall'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), danno inizio ad atti di disobbedienza civile e protesta non violenta (oppure con uso di mezzi primitivi) con il quale riescono ad avere una particolare attenzione internazionale ed a poter avviare dei negoziati. Ma è sola questa la nota positiva, visto che fazioni estremistiche dell'una e dell'altra parte danno inizio ad azioni violente (che culminano con l'uccisione del primo ministro Rabin da parte di un estremista nazionalista israeliano) che faranno degenerare queste conquiste ed anche i pur stabiliti miglioramenti nei rapporti fra le due entità. Da una parte la più aggressiva Hamas prende il posto di rappresentanza occupato precedentemente dall'OLP (il cui leader, Yasser Arafat, muore nel 2004, molto probabilmente per avvelenamento), e dall'altra lo Stato d'Israele procede con una sempre più massiccia costruzione di insediamenti in territorio conteso e con una politica aggressiva nelle restrizioni della Striscia di Gaza (territorio amministrato da palestinesi dal 1993, dopo gli accordi di Oslo) e nel disciplinare i rapporti con i palestinesi residenti in Cisgiordania.


Nell'ultimo decennio gli eventi salienti sono stati: le operazioni militari da parte di forze israeliane Piogge Estive (2006), Inverno Caldo (2008), Piombo Fuso (2009) più alcuni attacchi ad organismi umanitari che recavano aiuto alla popolazione nella Striscia di Gaza (la Freedom Flotilla), ed il riconoscimento da parte dell'ONU dello Stato palestinese come osservatore non membro.

 

Gennaro Laurenza

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