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10
Novembre

Stato Islamico di Siria e Levante: l'ascesa del Califfato

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"Il potenziale attacco degli Stati Uniti contro la Siria, nonostante la forte opposizione di molti paesi e di importanti leader politici e religiosi, compreso il Papa, si tradurrà in un maggior numero di vittime innocenti ed in un escalation che potrebbe potenzialmente diffondere il conflitto ben oltre i confini della Siria.Un attacco aumenterebbe la violenza e scatenerà una nuova ondata di terrorismo. [...] Potrebbe squilibrare l'intero sistema internazionale di ordine e legalità.
La Siria non è di fronte ad una battaglia per la democrazia, ma ad un conflitto armato tra governo e opposizione in un paese multi-religioso. Sono pochi i paladini della democrazia in Siria. Ma ci sono più che a sufficienza combattenti di al-Qaeda ed estremisti di ogni tipo che combattono il governo. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha definito il Fronte Al Nusra e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, che combattono a fianco dell'opposizione, come organizzazioni terroristiche. Questo conflitto interno, alimentato dalle armi straniere fornite all'opposizione, è uno dei più sanguinosi nel mondo.
I mercenari dei paesi arabi che combattono in Siria, ed i centinaia di militanti provenienti dai paesi occidentali, compresa la Russia, sono motivo, per noi, di profonda preoccupazione. Non tornerebbero nei nostri paesi con l'esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti si sono spostati in Mali. Questa è una minaccia per tutti noi."
(Vladimir Putin, Lettera al popolo americano, New York Times - 11 settembre 2013)

 

Contro cosa cercava, allora, di metterci in guardia il Presidente della Federazione Russa?
Ad un anno di distanza la risposta è chiarissima e le conseguenze sono altrettanto percepibili.
Il cosiddetto ISIL (Stato islamico dell'Iraq e Levante), o ISIS che dir si voglia, è un folto gruppo armato che ha progressivamente ingrossato le sue fila da un decennio a questa parte, da quando iniziò la (seconda) destabilizzazione del Medio Oriente in seguito alla guerra in Iraq (2003-2011). La sua sfera d'influenza si è allargata di pari passo con l'allargarsi dei conflitti, dove la sua presenza è stata costante fino ad arrivare in Siria, nel 2011, per iniziare una vera e propria guerra con l'esercito della Repubblica Araba di Siria.
Nei tre anni seguenti queste forze terroristiche hanno mostrato sul corpo di migliaia di siriani e iracheni quali picchi di violenza sono in grado di raggiungere (non ultimo l'uso di armi chimiche, come dimostrato da una ricerca congiunta di Theodore Postol e Richard Lloyd, il primo professore al MIT ed il secondo ispettore dell'ONU) ed ora queste notizie sono giunte anche sui media del resto del mondo.
isis 1Ad oggi l'ISIL, che si è dichiarato Stato Indipendente nei primi giorni di quest'anno, controlla la Siria orientale, l'Iraq occidentale ed una parte dell'Iraq settentrionale. "Controlla" a livello di clan di malavita organizzata, foraggiandosi sia con i più efferati commerci immorali ed illegali (si va dal mercato nero di petrolio e delle armi fino alla vendita schiavistica di civili catturati nelle loro scorribande), sia attraverso capitali stranieri, provenienti soprattutto dai paesi come Kuwait, Qatar ed Arabia Saudita che vedono le attività dell'ISIS come arieti per indebolire i paesi circostanti (Iraq, Iran e Siria).
I miliziani jihadisti hanno imposto la shari'a coranica in tutti i territori occupati e hanno migliorato le proprie capacità militari grazie a numerose tipologie di armi e equipaggiamenti sottratte all'esercito siriano e a quello iracheno. Attualmente le truppe dell'ISIL sono composte da un gran numero di combattenti stranieri: alcune centinaia di guerriglieri ceceni ma anche tanti "volontari" provenienti dal mondo occidentale (Gran Bretagna e Francia in primis) che hanno deciso di aderire alla causa estremista.
Nelle scorse settimane i combattenti dello Stato islamico hanno tentato di riconquistare i territori siriani, da cui erano stati allontanati nei mesi addietro, e di dirigersi a sud verso Baghdad; la resistenza delle forze militari e civili di queste regioni ha però rallentato l'avanzata dello Stato Islamico.
isis 2In particolare, i peshmerga curdi dell'Esercito Libero Siriano (FSA Free Syrian Army) hanno combattuto sul terreno riconquistando la città di Kobane, mentre gli attacchi aerei della coalizione occidentale si sono intensificati negli ultimi giorni e avrebbero colpito addirittura i maggiori leader Jihadisti, tra cui lo stesso Abu Bakr al-Baghdadi, califfo e guida spirituale dello Stato Islamico. Nelle ore successive all'attacco si era diffusa la notizia, poi smentita, della morte del califfo e una registrazione diffusa il 13 Novembre, ritenuta attendibile dagli analisti, pare confermare che al-Baghdadi è scampato al raid della coalizione occidentale.
La morte del leader supremo della lotta Jihadista avrebbe potuto costituire un durissimo colpo non solo politico, ma anche mediatico, per l'intero califfato. Il movimento islamico, infatti, ha utilizzato in modo massiccio i mass-media per propagandare la propria causa, mostrando a tutto il mondo i propri successi e la propria forza militare. Immagini di bandiere sventolanti e di miliziani armati fino ai denti inneggianti al califfato sono entrate di prepotenza nelle nostre case insieme ai video delle decapitazioni di James Foley e Steven Sotloff, giornalisti statunitensi giustiziati in risposta ai raid aerei sulle postazioni militari islamiste. Il macabro rituale è proseguito nelle settimane successive con le esecuzioni dei cooperanti britannici David Haines e Alan Henning, suscitando orrore e indignazione anche nel mondo islamico più moderato. La presenza sui media ha veicolato quindi un'immagine feroce e vincente del califfato che la coalizione occidentale è riuscita a malapena a scalfire.


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