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30
Marzo

Recensione Film: Her

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herphoenixIn un futuro non meglio definito, Theodore (Joaquin Phoenix) è un uomo solitario e malinconico, in via di divorzio dalla moglie Catherine (Rooney Mara) e con una sola amica fidata, Amy (Amy Adams). Come lavoro scrive - o meglio detta- lettere commissionate da estranei, lavoro che gli permette di dare sfogo a tutta la sua sensibilità.  Un giorno, decide di acquistare un nuovo sistema operativo, chiamato Os 1 (riferimenti alla Apple non sembrano puramente casuali) che, come dice la pubblicità, “ti conosce, ti capisce, ti comprende”. Dopo un piccolo test di personalità, a Theodore viene affidata una bellissima voce femminile, di nome Samantha (Scarlett Johansson). Ben presto il protagonista si accorgerà che Samantha non è solo un aiuto per il suo lavoro, ma un’amica, una confidente, e un’amante.  All’inizio Theodore nasconde la sua relazione con Samantha, ma poi si apre al mondo, che lo accetta senza pregiudizio. Il rapporto tra l’uomo e il sistema operativo si sviluppa in modo normale, come se fosse una relazione vera, tra persone fatte di carne e ossa. Samantha prova sentimenti, persino attrazione fisica, soffre, ride, si commuove, si innamora, e respira. Si sente reale, e anche Theodore la sente reale, nonostante una delle cose che più lo infastidisce durante le discussioni accese con la sua “fidanzata virtuale” sia proprio questa finta necessità di Samantha di prendere il respiro tra una frase e l’altra, perché lei non ha bisogno dell’ossigeno…sarà un caso che l’ultima scena del film si concluda con un respiro? La trama di “Her” ha non pochi “twist”, che lasciano lo spettatore incollato allo schermo e lo fanno arrabbiare, gioire, ridere e soffrire insieme al protagonista. Spike Jonze è così bravo a entrare nell’anima dei personaggi che ad un certo punto ci si dimentica quasi che Samantha sia un sistema operativo, e si pensa che sia la voce telefonica della fidanzata di Theodore.  Le inquadrature limpide, la qualità ricercata delle immagini e della fotografia, i primi piani stretti indagano le insicurezze e i sentimenti del protagonista.  Notevole la scelta di non fare mai vedere autovetture o mezzi di trasporto per non collocare in modo definito il tempo della storia, plausibilmente un futuro non troppo lontano in cui la tecnologia è parte integrante (e sovrastante) della vita di ognuno.  Molto piacevole la scelta dei look vintage dei personaggi, in contrapposizione con l’evoluzione tecnologica, quasi a voler mediare passato a futuro per avvicinare del tutto la storia allo spettatore del presente. “Her” a prima vista sembrerebbe semplicemente una riflessione sul rapporto con la tecnologia che riguarda tutti noi - Jonze ha palesemente preso spunto da Siri - ma, se si presta un’attenzione maggiore e si va oltre al fatto che Samantha non sia reale ma semplicemente frutto dell’evoluzione tecnologica, si scopre essere un film che parla dell’amore nella sua purezza più totale e con una poesia e una profondità sorprendenti e al contempo semplici. Joaquin Phoenix si conferma come uno degli attori più intensi del momento, Amy Adams sa adattarsi benissimo anche stavolta alla sensibilità del suo personaggio. phoenixprimopianoLa voce di Scarlett Johansson rimane una delle più sensuali in circolazione (e se la cava egregiamente anche cantando “The Moon Song”, in uno degli stralci più dolci del film): il doppiaggio italiano di Micaela Ramazzotti, sarà anche per la dizione imperfetta, non è male, ma non rende pienamente giustizia alla sensibilità vocale manifestata dalla Johansson. I dialoghi portanti sono meravigliosi: dolci e spontanei, sembrano scritti da Jonze di getto, e soprattutto sono credibili, ognuno può immedesimarvici. Non c’è da stupirsi quindi che “Her” abbia conquistato pubblico e critica e sia stato premiato con l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura originale.

 

Si ringrazia per la collaborazione: Silvia di Lucca, Pulp Corn (blog)

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