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12
Gennaio

M.I.N.T: le economie emergenti

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BRIC-0012001, Jim o'Neill (Goldman Sachs) in una sua relazione conia l'acronimo "BRIC" (a volte modificato in BRICS, per includere anche il Sud Africa), indicando rispettivamente: Brasile, Russia, India e Cina, proponendoli come le future potenze globali nel medio-lungo periodo (approssimativamente per il 2050). La sua osservazione si sta rivelando piuttosto esatta, come vedremo dopo, lasciando ora il campo ad una sua più recente uscita (o piuttosto una conferma e consacrazione di un acronimo che già circolava da un paio d'anni): "MINT" (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia).
I criteri usati da o'Neill nelle sue indagini sono vari, ma tutti tendono ad identificare Paesi che hanno altissimi potenziali di sviluppo per crescita di consumi, estensione territoriale, accordi e dinamiche favorevoli ed abbondanza di manodopera. Ovviamente ci sono anche altre economie ad attirare interesse e a corrispondere a questi parametri (altri paesi interessanti sono: Iran, Egitto, Vietnam, Bangladesh) ma per alcune loro peculiarità (nel bene come nel male) si è preferito non allargare la categoria ad altri nomi.
Ecco dunque una breve panoramica su ognuno dei quattro Paesi.

Messico: grande più di 6 volte l'Italia e con il doppio della popolazione (decisamente giovane) in costante crescita, il Messico sta affrontando con risultati tutto sommato positivi le sfide di una crescita in un Paese con elevato tasso di criminalità, circa 10.000 omicidi l'anno legati al narcotraffico, profonde disuguaglianze fra ceti abbienti e ceti poveri, così come fra Nord e Sud del Paese. I punti di forza si dimostrano, invece, il settore minerario (primo produttore al mondo di argento), sia per le esportazioni che per una recente industrializzazione di lavorazione, gran parte dell'apparato industriale (settori automobilistico, petrolchimico, tessile, elettronico e manifatturiero) ed anche il turismo, visto che il Messico è stabilmente fra i dieci Paesi più visitati al mondo.
MINTIndonesia: Stato esteso quanto il Messico, ma con il doppio della sua popolazione, l'Indonesia è il quarto Paese al mondo per abitanti, ed il più numeroso fra quelli a maggioranza di fedeli islamici. Caleidoscopio linguistico e biologico (secondo patrimonio di biodiversità dopo il Brasile) il suo azzeccatissimo motto è "Uniti nella diversità". Sul lato economico c'è ancora bisogno di avviare programmi stabili, il che è comprensibile guardando al recente passato del Paese (feroce dittatura dal '65 al '98 a cui seguirono alcuni anni di instabilità politica e poi il tragico tsunami del 2004); attualmente il settore che impiega quasi metà della popolazione è quello primario, sebbene sia il terziario a rendere di più in termini di PIL, ed il maggior fatturato del terziario rispetto all'industria denota il potenziale ancor non sviluppato del Paese. Ovviamente la sua appartenenza ai MINT non è tutto merito interno, visto che l'Indonesia beneficia, e lo farà ancora di più in futuro, del contesto economico in cui si trova (il Sud-Est asiatico) che è in forte crescita.
Nigeria: nel Continente Africano è il Paese con più abitanti (circa 160 milioni, ed altissima crescita demografica), equilibratamente divisi fra cristiani e musulmani (i primi principalmente a sud, i secondi a nord). L'economia nigeriana ha attirato l'attenzione internazionale principalmente per il petrolio, che quasi monopolizza le esportazioni e che è causa di contrasti con le varie multinazionali (ENI, Chevron, Exxon, etc.) a causa di danni ambientali e non solo; mentre sul fronte interno negli ultimi anni ci sono stati problemi per quanto riguarda l'agricoltura, che non potendo far fronte al sempre crescente fabbisogno nazionale, da esportatrice qual era è dovuta ricorrere alle importazioni di cibo. Un problema simile ha colpito recentemente anche l'approvvigionamento energetico dei nigeriani, e la soluzione è stata siglare accordi con la Cina per la costruzione di tre raffinerie (23 mld di dollari in tutto) per poter garantire una certa sufficienza in prodotti derivati dal petrolio.
Turchia: ultimo componente dei MINT è probabilmente quello con le contraddizioni maggiori, in quanto se economicamente il suo sviluppo è cosa certa (grazie anche a sostanziosi investimenti dall'estero), sul fronte interno dei diritti non si è così sicuri che nel breve-medio periodo si vedranno dei miglioramenti. L'economia comunque gode di buona salute, anche se a parer di chi scrive, si fa troppo affidamento al settore terziario e poco al secondario, che contribuisce solo per un quarto al PIL nazionale. Sta di fatto che la Turchia ha sul piatto floridi rapporti con le grandi economie del pianeta e sicuramente questo è un punto a suo favore, oltre ad un'ottima posizione geografica che garantisce rapporti con entrambi i continenti di cui la Turchia fa parte (l'Impero Ottomano era anche chiamato: "La Sublime Porta").

Questa è dunque la situazione per le nuove promesse, che lasciamo per gettare un rapido sguardo sulle loro predecessori, che verranno analizzate congiuntamente, modo di agire che ad un certo punto hanno adottato anche loro (difatti dal 2009 le quattro potenze si sono riunite annualmente per stabilire e rinforzare le proprie relazioni economiche e non solo). Fra i loro risultati migliori sono da registrare un bassissimo indebitamento (esclusa l'India, sulla quale pesa ancora il passato coloniale), una raddoppiata ricchezza pro-capite, un forte aumento di riserve internazionali ed un grande balzo in alto del PIL, soprattutto per Russia e Cina: la prima è passata da meno di 200 mld di PIL nel '99 ad oltre 2000 oggi e la Cina, secondo recenti calcoli, è da quest'anno la prima economia al mondo (anche se il governo di Pechino ha comunicato che non ritiene affidabili le analisi occidentali).

PIIGSConcludiamo con un acronimo molto meno lusinghiero e che denota una situazione diversa da quella dei Paesi precedentemente analizzati, ossia: PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna).
Questi Paesi, che a differenza dei precedenti condividono un'area ben specifica (UE, soprattutto meridionale), sono uniti dal fatto di aver mal sopportato l'incontro-scontro con le sfide economiche che erano poste loro. I motivi sono diversi e differenti, visto che sia Spagna che Italia fanno parte di questo gruppo nonostante i loro problemi siano opposti (ad un'alta tassazione ed un alto debito pubblico italiano, la Spagna risponde con poche tasse e poco debito ma con altissima disoccupazione, soprattutto quella giovanile) e ciò vale anche per gli altri tre membri. In generale, dei Paesi PIIGS fanno parte le economie che sembrano non garantire sufficiente sicurezza nel pagamento del proprio debito pubblico, ma anche qui si cade in contraddizione visto che taluni Paesi con debiti elevatissimi non vengono inclusi nel gruppo. Per questo motivo viene solitamente sconsigliato l'uso di questo acronimo (tra l'altro indelicato), dato che non rende possibile l'individuazione di comuni politiche economiche (e non solo) da ricondurre ai problemi di questi Paesi, e non permette neanche di stabilire quelle adatte per migliorare la loro situazione.

 

Gennaro Laurenza

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