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10
Novembre

Le elezioni europee del 2014

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eu1Tra il 22 ed il 25 Maggio, in tutti i 28 Stati membri dell'Unione europea, si sono svolte le Elezioni per formare il Parlamento. Circa 400 milioni di elettori son stati chiamati ai seggi per esprimere il proprio voto per l'ottava volta all'istituzione di questo organo. Le Elezioni europee appena svolte sono le prime disciplinate dal Trattato di Lisbona (entrato in vigore nel dicembre 2009), che all'articolo 14 stabilisce che: "Il Parlamento europeo è composto da rappresentanti dei cittadini dell'Unione. Essi non devono superare la quota di settecentocinquanta, più il Presidente. La rappresentanza dei cittadini deve essere regressivamente proporzionale, con una soglia minima di sei membri per ogni Stato membro. A nessuno stato membro dovranno essere assegnati più di novantasei seggi". Il Trattato di Lisbona, inoltre, prevede che il Parlamento europeo elegga il Presidente della Commissione Europea (l'organo Esecutivo), sulla base di una proposta congiunta con il Consiglio e prendendo in considerazione l'esito delle elezioni europee (secondo quanto prescritto dall'articolo 17 paragraferò 7 del TEU). I maggiori partiti, raggruppati in coalizioni a livello comunitario, hanno quindi designato un candidato per il ruolo di Presidente. 

I candidati sono:

• Jean-Claude Juncker per il Gruppo del Partito Popolare Europeo;
• Ska Keller per i Verdi Europei - Alleanza Libera Europea;
• Martin Schulz per l'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici;
• Alexis Tsipras per la Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica;
• Guy Verhofstadt per l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa.

 

Da queste elezioni risulta un grande balzo in avanti degli euroscettici, dal Regno Unito allaeu2 Germania, passando per Francia ed Olanda. I dati sono inequivocabili, i gruppi anti-UE otterranno 105 seggi, contro i 64 del 2009, avendo così una sensibile rappresentanza a Strasburgo. Ma procediamo in modo ordinato all'analisi del voto. Innanzitutto si può affermare che in queste elezioni l'astensionismo non ha vinto: anche se la maggior parte degli aventi diritto al voto non è andata ai seggi, la quota di votanti in tutta l'Unione è stata pari al 43,1%, con un aumento dello 0,1% rispetto alle elezioni del 2009. Questa è un'inversione di tendenza di importanza notevole, visto che dal 1979 il trend è sempre stato negativo, vedendo diminuire il numero di votanti ad ogni elezione. Differente la situazione in Italia, dove l'affluenza è calata di 8 punti: su un totale di 50.662.460 aventi diritto al voto, i votanti sono stati 28.991.258, il 57,22%. Si ravvisa un leggero calo rispetto alle europee del 2009, ma comunque l'affluenza italiana è molto superiore alla media degli altri paesi dell'Unione.  Sempre riguardo alla situazione italiana, le elezioni sono state stravinte dal PD di Matteo Renzi che, con una percentuale del 40,86%, ha ottenuto il miglior risultato della sua storia ed eleggerà 31 europarlamentari sui 73 che spettano all'Italia. Secondo partito il Movimento 5 Stelle, che si ferma al 21,14%, ottimo risultato per una forza nuova come quella grillina, ma decisamente sotto le aspettative dei due leader del movimento. Terzo partito si riconferma Forza Italia, che però crolla al 16,79%. Ottimi, invece, il risultato di Lega Nord, al 6,18%, che conferma il trend di risalita dopo i recenti scandali. La lista Ncd-Udc supera lo sbarramento con il 4,37%, come anche la lista "L'altra Europa per Tsipras", che con il 4,03% guadagna un posto in Europa. A livello comunitario, invece, le Elezioni hanno visto il Ppe come coalizione vincente. I popolari, che guidano l'Europa da 10 anni, pur perdendo 62 seggi rispetto alle elezioni passate, restano la "famiglia politica" di maggioranza relativa in Europa, arrivando al 28,5% è conquistando così 214 seggi. Il secondo partito a livello europeo è il Pse. I socialisti, cresciuti in Italia e in Germania, scontano la debacle francese e si fermano al 25,43%, aggiudicandosi 192 seggi. Terzo partito i liberal-democratici dell'Alde, al 8,52% e 64 seggi; seguono i Verdi al 6,92% con 52 seggi, i conservatori dell'Ecr al 6,13% con 46 seggi, la Sinistra dei Gue al 5,99% con 45 seggi, altri eurodeputati non inseriti in nessuna coalizione, ed infine gli euroscettici del' Efd, che con il 5,46% dei voti conquistano 38 seggi a eu3Strasburgo. Il primo commento al voto arriva da Junker, leader dei popolari, che da vincitore commenta: "Voglio essere il presidente della prossima Commissione perché il Ppe ha vinto, non andrò in ginocchio dai socialisti perché siamo il partito numero uno. Ma anche noi dobbiamo fare compromessi. Vorrei allargare la maggioranza a Verdi e Liberali, ma non andrò mai con l'estrema destra". Quindi, da un lato l'intenzione a non piegarsi davanti alle richieste socialiste di Junker, dall'altro Schulz che ricerca una maggioranza che lo sosterrà negli altri partiti di "sinistra", ma non è così impossibile una "grosse koalition" alla tedesca, con guida popolare ma punti di programma mediati con i socialisti. Lo stesso Schulz, nel primo comizio dopo le elezioni, elenca le tre condizioni necessarie per un'alleanza tra le due coalizioni: lotta contro la disoccupazione giovanile, guerra all'evasione fiscale e maggiori controlli verso le banche, concludendo poi: "Siamo  pronti a trattare su queste basi". Ma i risultati che più hanno sorpreso sono quelli raggiunti dagli euroscettici, il gruppo di riferimento Efd, che nella sua composizione originaria comprende i britannici dell'Ukip, i danesi del Danish People Party, la Lega e i Veri Finlandesi, ha conquistato 38 seggi nel Parlamento. A questi vanno aggiunti i sorprendenti risultati raggiunti dal Front National della Le Pen (attorno al 5%), i voti dei 5 Stelle, degli euroscettici tedeschi di Afd e dei neo nazisti tedeschi dello Npd, che son riusciti a strappare un seggio. I candidati alla presidenza della Commissione a breve inizieranno le trattative, al termine delle quali, se nominati, dovranno cercare il sostegno dei vari gruppi politici del Parlamento. Le votazioni si terranno tra il 14 e il 17 luglio. Per ottenere la nomina del Parlamento si dovranno ottenere i voti di almeno la metà degli eurodeputati. In quest'ottica sarà fondamentale la formazione dei nuovi gruppi politici, che dovrà avvenire prima della seduta plenaria del 1 luglio, durante la quale verranno eletti Presidente e i vari vicepresidenti del Parlamento stesso. Non ci resta che attendere per capire come andranno le cose in Europa e quindi specularmente anche da noi in Italia. 

 

Eleonora Baggiani

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