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10
Maggio

La riforma Delrio: come cambiano le Province

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In data 4 Aprile, l'aula della Camera ha approvato, con 260 sì, 158 no, 7 astenuti e 204 assenti, il disegno di legge (d'ora in avanti ddl) Delrio che riforma le Province.
A favore del ddl Delrio hanno votato Pd, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Popolari per l'Italia. Contro invece hanno votato Fi, M5S, Lega, Sel e Fratelli d'Italia.
Col ddl Delrio vengono ridisegnati i confini e le competenze delle amministrazioni locali mentre si attende la riforma del Titolo V della Costituzione, che porterà all'abrogazione delle Province in via definitiva.

Appendice: Il Titolo V della Costituzione riguarda le autonomie locali. L'ultima riforma risale al 2001, quando appunto era stata riconosciuta l'autonomia nel "farsi carico dei propri bisogni" a Comuni, Province e Regioni. Questo implica la possibilità di gestire alcune tasse e servizi su base locale, ma anche la necessità di un apparato pubblico di più grandi dimensioni (essendo composto da più livelli), e quindi costi maggiori per lo Stato.

ddl delrioIl disegno di legge, che porta il nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio (ministro in quota Pd), diventa così ufficialmente legge dello Stato nella versione uscita dal Senato il 26 Marzo scorso, testo su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Le Province, secondo quanto prescritto, non spariranno, ma diventeranno così enti territoriali di secondo grado con competenze ridefinite e ridimensionate ma, soprattutto, non saranno più organi elettivi. Dunque il governo scongiura, come nei migliori auspici, le elezioni previste per il 25 Maggio prossimo. Dal 2015, poi, le città metropolitane subentreranno alle attuali Province.
Saranno infatti i sindaci e gli assessori o i consiglieri eletti dei Comuni, appartenenti al territorio di quella che prima era la provincia, a formare le nuove giunte provinciali.
Inoltre nessuna delle nuove cariche amministrative, giunta e consiglio provinciale, percepirà un'indennità. Pertanto, il risultato atteso è che i politici vedano aumentati i loro ruoli ma diminuiti i propri stipendi.
Sul fronte delle competenze rimarranno in capo agli organi Provinciali l'edilizia scolastica ed altri servizi, definiti secondari, tra i quali quello delle pari opportunità.
Anche l'assetto dei comuni subirà rilevanti modifiche: verranno create le "Unioni Comunali", e nei casi di maggiore estensione le " Città Metropolitane", anch'esse amministrate dai sindaci.
Previsti cambiamenti anche nella composizione dei Consigli comunali; il ddl Delrio prevede solo due fasce: fino a 3mila abitanti il consiglio comunale sarà composto dal sindaco, da dieci consiglieri e un numero massimo di due assessori, mentre per i comuni da 3mila a 10mila abitanti i consiglieri comunali saranno dodici, più quattro assessori. Provvedimento, quest'ultimo, molto criticato da parte dei deputati Grillini, in quanto la disposizione comporterà un incremento del numero dei consiglieri e degli assessori comunali rispetto a quelli previsti dal precedente assetto.
Infatti la riforma Calderoli prevedeva:
• Per i Comuni fino a mille abitanti, 6 consiglieri;
• Per i Comuni tra mille e 3mila abitanti, 6 consiglieri e 2 assessori;
• Per i Comuni tra 3mila e 5mila abitanti, 7 consiglieri e 3 assessori;
• Per i Comuni tra i 5mila e i 10mila abitanti, 10 consiglieri e 4 assessori.
I deputati del M5S in aula hanno protestato mostrando dei cartelli che riportavano le cifre "+260932" e "+5600", numeri che, come ha spiegato il deputato 5S D'Ambrosio, rappresentano rispettivamente i consiglieri comunali e gli assessori che saranno nominati in più in seguito all'entrata in vigore della legge.
Tuttavia l'intervento porterà ad ingenti risparmi, anche se non c'è accordo sulla cifra: secondo il piano del sottosegretario Delrio il risparmio è stimato intorno ai 160milioni di euro, mentre secondo i dati della Corte dei Conti i soldi risparmiati saranno solo 35milioni di euro, poiché i restanti provengono dalle riforme già avviate dal 2011 ad oggi (dati riportati da la voce.info).
Il vero nodo da sciogliere, legato all'eliminazione degli organi provinciali, resta però quello sui dipendenti in esubero, che ad oggi non è stato neppure mai discusso.
Ed ora, dopo averne sommariamente e brevemente indicato i punti salienti, analizziamo la Riforma nel dettaglio.

Le città metropolitane Sono dieci: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Roma Capitale, a cui è dedicato un capitolo a parte del provvedimento dato il suo status di capitale. A queste si aggiungono le città metropolitane istituite conformemente alla loro autonomia speciale dalle regioni Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna ossia Trieste, Palermo, Catania, Messina, Cagliari. L'istituzione delle città metropolitane è prevista per il 1 gennaio 2015, tempi diversi sono previsti per la città di Reggio Calabria, commissariata dal 2012, che verrà costituita alla scadenza naturale degli organi della provincia ma entrerà in funzione soltanto con il rinnovo degli organi del Comune.
Il territorio delle città metropolitane coinciderà con quello della, attuale, omonima provincia.
Gli organi di amministrazione della città metropolitana, previsti dal disegno di legge, sono tre:

Sindaco metropolitano: è di diritto il sindaco del comune capoluogo. Svolge le sue funzioni a titolo gratuito. Può nominare un vicesindaco, che deve essere scelto tra i consiglieri metropolitani, dandone immediata notizia al Consiglio. Inoltre è sua facoltà quella di assegnare specifiche deleghe a consiglieri metropolitani (chiamati consiglieri delegati) nei modi prescritti nello statuto.
Consiglio metropolitano: è formato da 24 consiglieri nelle città con popolazione superiore ai 3milioni di abitanti, da 18 consiglieri in quelle con popolazione superiore agli 800mila abitanti e da 14 negli altri casi. È l'organo di indirizzo e di controllo. Nelle sue funzioni ricadono l'approvazione finale di regolamenti, piani e programmi che gli verranno presentati dal sindaco e del bilancio comunale. È, inoltre, di sua competenza l'iniziativa circa la stesura dello Statuto e le sue successive modifiche.
Conferenza metropolitana: viene eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei singoli comuni membri. È l'organo deliberativo dello statuto e delle sue successive modifiche. Svolge anche funzione consultiva in materia economica e finanziaria.

Le città metropolitane succederanno a titolo universale (in tutti i rapporti, sia attivi che passivi) alla provincia che andranno a sostituire. In altre parole, le loro funzioni saranno quelle che, fino ad oggi, sono state in capo alle province. Tra le molte, le città metropolitane avranno competenza in materia di pianificazione territoriale generale, comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture.

Fusioni ed Unioni di Comuni Nella Riforma Delrio è, inoltre, presente un forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni affinché questi si organizzino in Unioni dei Comuni, così da permettere un minor apparato burocratico ed un contenimento dei costi. Inoltre, tutte le cariche dell'Unione non prevedono personale politico appositamente retribuito, ma saranno assegnate a titolo gratuito ai politici dei singoli Comuni membri. Spetta alle Regioni incentivare le Unioni di Comuni ed in quest'ottica il legislatore a demandato loro il potere di decidere sulle misure specifiche nella definizione del patto di stabilità verticale.

Le Regioni a Statuto Speciale Per le Regioni a Statuto Speciale vale, come d'uso, disciplina autonoma. Ciò nonostante è una legge statale a prescrivere l'istituzione delle Città metropolitane, poiché i principi in essa enunciati devono essere considerati "come principi di grande riforma economica e sociale per la disciplina di città e aree metropolitane da adottare dalla Regione Sardegna, dalla Regione Sicilia e dalla Regione Friuli Venezia Giulia in conformità ai rispettivi statuti".

Le nuove province Gli organi da cui sono composte le nuove Province sono il presidente, il consiglio provinciale e l'assemblea dei sindaci, e tutti questi incarichi saranno ricoperti a titolo gratuito.
Gli organi non sono più eletti dai cittadini. Il presidente è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni della Provincia, il mandato dura 4 anni, e deve essere obbligatoriamente un sindaco. Il Consiglio provinciale è sia eletto che formato dai sindaci e dai consiglieri comunali dei Comuni membri della nuova Provincia. La sua composizione varia a seconda del numero di abitanti della Provincia. Il Consiglio provinciale è l'organo di indirizzo e di controllo; è quindi suo il compito di deliberare regolamenti, piani, programmi o ogni altro atto che gli viene sottoposto dal presidente della provincia. Ha il potere di proporre lo statuto e di approvare il bilancio provinciale. La funzione principale delle Province continua a essere quella di "ponte" tra Regioni e Comuni in tutte le materie in cui si ravvisano problemi di armonizzazione tra le politiche dei singoli comuni membri.

 

Si ringrazia per la collaborazione: Eleonora Baggiani

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