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10
Novembre

Javier Zanetti: cosa vuol dire essere un campione

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z3L'altro ieri si è ritirato il capitano dell'Inter, Javer Adelmar Zanetti, classe 1973, un grande calciatore e un grande uomo. Ma questo articolo non parla di calcio. Sì certo, è fantastico ricordare Zanetti con la palla tra i piedi. "El tractor", inarrestabile durante le sue galoppate sulla fascia, che ti lasciavano con il fiato sospeso e ti facevano pensare "Ecco, è partito, adesso scarta tutti e va in porta" (e qualche volta l'ha fatto per davvero!). Quel giocatore che, tra mille tuffi e simulazioni dei suoi colleghi, veniva falciato da metà della squadra avversaria, ma continuava a correre, con sempre più energia, con lo sguardo fisso alla porta anziché all'arbitro per reclamare un fallo, e con la sua inconfondibile chioma sempre perfetta, con la riga da un lato, scolpita nel marmo. Quel giocatore che ha indossato una sola maglia per tutta la carriera, una maglia che a lungo non gli ha regalato le vittorie che avrebbe meritato, ma alla quale lui ha comunque deciso di rimanere legato, regalandole i suoi anni migliori. Quel giocatore che accettava la panchina, che si sacrificava per gli altri, che metteva la squadra prima del singolo. Quel giocatore che ha dimostrato al mondo intero come l'impegno e il duro lavoro possano portare un calciatore con un talento naturale non strabiliante a vincere tutto e ad entrare di diritto nella storia dello sport. Beh, si potrebbe continuare così per decine di pagine. Ma come dicevo questo articolo non parla di calcio. Di campioni come Zanetti ce ne sono pochi, pochissimi, ed è per questo motivo che è giusto omaggiarli come meritano. Onorare un grande uomo è il nostro modo di ringraziarlo per le emozioni che ci ha fatto provare, ma anche un momento per ricordare la sua grandezza e, se possibile, prenderne esempio e cercare di migliorare noi stessi. Zanetti ha dimostrato come il rispetto e la lealtà nei confronti del prossimo siano quei valori che distinguono un campione da un buon giocatore. Quei valori che fanno la differenza, e che ti portano ad essere omaggiato da decine di migliaia di persone, interisti e non, il giorno della tua ultima partita. E' così che il Capitano si è guadagnato il rispetto di compagni, avversari e tifosi. Ed è così che si guida una squadra. Non a parole, ma dando per primo il giusto esempio, essendo il primo ad arrivare ad allenamento alla mattina e l'ultimo ad andarsene alla sera, assumendosi sempre la responsabilità dei propri errori, e talvolta anche quella dei compagni. E' così che Zanetti ci ha dimostrato cosa vuol dire essere un campione. Non con il talento o la tecnica sopraffina, ma con il sacrificio e la lealtà. Tutti noi, nel nostro piccolo, possiamo essere come il Capitano. Possiamo decidere di vivere le nostre vite nel rispetto degli altri, agendo sempre con lealtà e onore. Possiamo decidere di impegnarci duramente per raggiungere i nostri obiettivi, anziché perdere tempo a cercare facili scorciatoie. Possiamo decidere di ammettere i nostri insuccessi e utilizzarli come stimolo per migliorare, anziché trovare finte giustificazioni. Questo significa essere dei campioni.

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