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28
Maggio

Il pericolo che viene dal Giappone

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PokemonSul finire degli anni '70 avvennero due sostanziali cambiamenti sugli orientamenti televisivi dei bambini: la fine di Carosello e l'inizio di una massiccia importazione di cartoni animati giapponesi. Questi ultimi però, in quanto provenienti da un altro ambiente culturale, molto distante da quello italiano, vennero recepiti da una parte del pubblico adulto come un grave attacco alle giovani generazioni.
In cosa consisteva precisamente questo attacco? Secondo le accuse, i cartoni animati giapponesi facevano uso di violenza eccessiva, s'incentravano talvolta su relazioni giudicate troppo premature, erano zeppi di riferimenti alla morte. Turbavano, pertanto, l'infanzia dei loro fruitori e potevano quindi indurli a comportamenti erronei e così via. Questa situazione esplose a metà anni ottanta e causò un arresto dell'importazione di anime sulla rete pubblica, insieme ad un ampio uso della censura di dialoghi, immagini e scene.

 

L'acquisto di questi prodotti è poi ripreso dopo circa un decennio e dura tuttora, mentre la rete pubblica ha ripreso le trasmissioni da appena cinque anni. Se però c'è una cosa che non si è mai fermata è sicuramente la demonizzazione di questi prodotti, che nel frattempo si sono diversificati: prodotti audiovisivi, cartacei e videoludici.

 

poke2Ripercorriamo gli "scandali" maggiori:
- Alpen Rose (1985-1986), anime sulla seconda guerra mondiale, arrivò a ricevere tagli di 10 minuti ad episodio per evitare ogni riferimento alla guerra;
- Piccoli problemi di cuore, anime probabilmente più censurato d'Italia, visto che a fronte di 76 episodi giapponesi ne sono stati trasmessi solo 63 sulle tv italiane (oltre ad ulteriori tagli all'interno degli episodi);
- Sailor Moon (probabilmente quello che ha ricevuto l'accusa più curiosa), che è stato oggetto di numerosi fermi immagine, cambiamento di ruoli, modifiche di dialoghi e di riferimenti al Giappone ed è stato ritenuto portatore di "confusione sull'orientamento sessuale per gli spettatori";
- Ken il guerriero, vittima di una serie di "inchieste" a seguito del ritrovamento di alcuni numeri del manga nella casa di un ragazzo che forse fu coinvolto nel lancio di sassi da un cavalcavia nel 1997. Si arrivò a definirlo un modello per chiunque avesse voluto praticare violenza.


Con l'inizio del nuovo millennio due fenomeni hanno alleggerito questo clima censorio nei confronti dei cartoni animati: da una parte la maggiore diffusione di anime su reti privati (ed anche la maggiore diversificazione di queste ultime), dall'altra una maggiore offerta di cartoni che ha portato ad una distinzione fra quelli dal clima più leggero ed adolescenziale e quelli "più seri".
Ovviamente queste sono distinzioni profane, poiché nel loro paese d'origine gli anime sono sì divisi per target di riferimento (ragazzi, ragazze, adulti) ma non sono, in ogni caso, considerati "prodotti per bambini".
poke3Sta di fatto che il fenomeno inquisitorio non si circoscrive alla sola Italia, anzi, indagando a livello internazionale si assiste a vere e proprie campagne. Ne è un esempio la PETA (etico trattamento degli animali), che ha lanciato bizzarre iniziative contro la logica dei Pokémon che sono culminate con la produzione di un flashgame dove sono gli animali ad attaccare le persone. L'ideologia di fondo è che Pokémon, principalmente gioco per Gameboy, incentivi il maltrattamento degli animali ed il loro uso in combattimenti. Ad oggi però l'affermazione non è supportata da alcuno studio.
Un'altra interessante azione censoria nei confronti degli anime ha riguardato poi uno dei più famosi prodotti degli ultimi anni: Yu-Gi-Oh. Faccio questo nome anche per cercare di far capire le logiche che sono dietro all'acquisto degli anime dalle nostre parti.
Questo prodotto in Italia non viene direttamente dal Giappone ma dagli Usa. Qui ha ricevuto le adeguatissime misure, da parte della 4Kids, per prevenire il pubblico più giovane da qualsiasi riferimento alla morte ed al Giappone (nomi cambiati, scritte in alfabeto giapponese cancellate, il solito repertorio dunque), ma soprattutto per adeguarlo a standard più consoni ad un riscontro commerciale del marchio (il popolarissimo gioco di carte collezionabili Yu-Gi-Oh, di cui esistono una moltitudine di tornei).
Se quindi la situazione è migliorata, sempre nel mezzo di continue e ricorrenti accuse nazionali ed internazionali (le più recenti, dalla loro comparsa, sono quelle di satanismo), lo si deve anche a questo cambio di impostazione che è alla base dell'importazione degli anime, che ora pende molto di più sull'aspetto commerciale.

 

Al netto di questo rapporto, che potremmo definire di "amore-repulsione", con i prodotti nipponici, l'atteggiamento di parte del pubblico resta incomprensibile, considerando anche lo sforzo fatto per permettere una fruizione al di fuori dei confini originari degli anime (mutatis mutandis anche dei manga, controparte cartacea degli anime e dei videogiochi). Il doppiaggio, ad esempio, da sempre praticato ad altissimi livelli in Italia, nonostante i numerosi adattamenti a cui deve prestarsi è sempre ben curato e ricorre a nomi per nulla scontati. E non scontati sono anche i temi alla base di queste opere, che dialogano molto con la storia e la cultura occidentale e non lesinano di trattare tematiche attuali, e talvolta pressanti, nel mondo contemporaneo.

 

Gennaro Laurenza

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