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09
Giugno

Il Governo Renzi ed il percorso delle riforme costituzionali

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Articolo a cura di Marco Migliaccio

 

Fin dall'inizio del suo Governo, Matteo Renzi ha posto un grande peso sulla volontà di dare vita all'attuale processo di riforme costituzionali, al punto tale da legare la loro approvazione alla sopravvivenza dell'Esecutivo stesso. Questo percorso ha avuto inizio con un incontro avvenuto il 18 gennaio 2014 nella sede romana del Partito Democratico tra il segretario del PD Renzi, che sarebbe divenuto Premier il mese successivo, ed il leader di Forza Senza titoloItalia, Silvio Berlusconi, nel quale si diede il via al cosiddetto "Patto del Nazareno" che prevedeva un piano comune per il processo delle riforme costituzionali, tra le quali la riforma del Titolo V della Costituzione, la trasformazione del Senato in una "Camera delle Autonomie" e la redazione di una nuova legge elettorale in seguito alla dichiarazione di incostituzionalità del Porcellum. Da questo accordo, hanno preso corpo il DDL Boschi, dal nome del Ministro per le Riforme Costituzionali, Maria Elena Boschi, ed il cosiddetto Italicum, i quali, sulla carta, avrebbe potuto godere dell'ampia maggioranza data dalla coalizione di governo (PD, Nuovo CentroDestra e altri partiti minori) e dall'appoggio di Forza Italia. I problemi che, però, si sono presentati fin da subito sulla strada delle riforme sono stati diversi: innanzitutto, alcuni parlamentari degli stessi partiti coinvolti nel patto, cioè PD e Forza Italia, non sono mai stati favorevoli a questo tipo di accordo e le altre minoranze presenti in Parlamento hanno dato grande battaglia sui testi originali delle due riforme. Tuttavia, è dall'ultima elezione del Presidente della Repubblica che si è avuta la complicazione maggiore, con la rottura del Patto del Nazareno e la decisione di Forza Italia di svincolarsi dall'accordo in quanto non consultata sul nome del nuovo Capo dello Stato.
Ad ogni modo, il Governo Renzi, con l'appoggio della sola maggioranza di Governo, ha portato avanti le riforme costituzionali e, ad oggi, il DDL Boschi è arrivato ad ottenere la prima approvazione sia al Senato che alla Camera dei Deputati, mentre l'Italicum è stato approvato in ultima lettura il 4 maggio scorso.
Analizziamo, a questo punto, quali sono le componenti fondamentali di questi provvedimenti.
La prima riforma riguarda fondamentalmente un cambio nella composizione e nel ruolo del Senato: esso, secondo il testo attuale approvato in prima lettura sia al Senato che alla Camera, sarà composto da 95 membri eletti dai Consigli regionali, più cinque nominati dal Capo dello Stato, i quali resteranno in carica per 7 anni; non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", ovvero Regioni e Comuni, e avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali; potrà, infine, richiedere alla Camera la modifica di leggi ordinarie, ma questa richiesta non sarà vincolante. I 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico e questi godranno della stessa immunità parlamentare garantita ai deputati. Per quanto concerne la nuova riforma del Titolo V, sono riportate in capo allo Stato alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e, su proposta del Governo, la Camera potrà approvare leggi che sarebbero di competenza regionale. Nuove regole anche in materia di disegni di legge, che dovranno riguardare misure d'immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo e, in caso siano ritenuti essenziali, dovranno essere votati dalla Camera entro 60 giorni, passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale. Infine, per i referendum sui quali siano state raccolte 800mila firme anziché 500mila, per il raggiungimento del quorum basterà che si siano recati a votare la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali.
La nuova legge elettorale è stata anch'essa al centro di un grande dibattito: per lungo tempo, da un lato vi sono stati i sostenitori della governabilità e della stabilità del Governo, tra i quali sicuramente vi è il premier Renzi, e dall'altro coloro i quali avrebbero preferito, invece, mantenere una maggiore proporzionalità senza eccessivi premi di maggioranza.

Senza titolo2L'Italicum, approvato come già detto in via definitiva dalla Camera lo scorso 4 maggio attraverso un discusso voto di fiducia, modifica in modo sostanziale il vecchio sistema elettorale italiano: innanzitutto, è prevista l'introduzione del secondo turno tra le due liste più votate nel caso nessuna riuscisse ad ottenere il 40% dei voti; in caso di vittoria, al primo o al secondo turno, la lista vincente otterrebbe 340 seggi sui 630 totali della Camera dei Deputati; la nuova soglia di sbarramento, dopo varie proposte e modifiche, è stata fissata al 3% per tutti i partiti in corsa; i capilista dei 100 collegi sarebbero bloccati e dal secondo eletto in poi si dovrebbe tener conto delle preferenze segnalate dagli elettori, con un massimo di due preferenze possibili e secondo un criterio di alternanza di genere. L'entrata in vigore della nuova legge elettorale è prevista per il 1° luglio 2016 e dovrebbe essere applicata solo alla Camera, dal momento che l'altra riforma in esame prevede, per il momento, un Senato non elettivo. Le principali polemiche riguardo l'Italicum sono arrivate dalla sostituzione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, la quale si è occupata della redazione del testo da presentare alle Camere, di 10 membri del PD critici nei confronti di alcuni aspetti della legge e, in seguito alla quale, anche i deputati di Forza Italia, della Lega Nord, del Movimento 5 Stelle e di SEL che componevano la suddetta Commissione hanno deciso di abbandonarla, a dimostrazione del proprio dissenso nei riguardi di questa scelta; inoltre, oltre che sul merito della riforma, la bufera intorno all'Italicum si è scatenata riguardo al metodo al quale il Governo è ricorso, apponendo la questione di fiducia su 4 articoli della legge elettorale, la quale ha bloccato la discussione alla Camera dei Deputati su possibili emendamenti della minoranza PD e delle opposizioni. Da ciò ne è derivata una bagarre sia interna al Partito Democratico, con il mancato appoggio all'Italicum da parte di 38 Onorevoli del PD e l'abbandono di Pippo Civati trasferitosi al Gruppo misto, sia esterna con l'abbandono dell'aula da parte di tutte le opposizioni presenti in Parlamento.
Con la chiusura di questo capitolo, la partita si trasferisce sul DDL Boschi, che al Senato potrà subire delle modifiche, per stessa ammissione del Primo Ministro, ed il cui iter potrebbe, quindi, allungarsi nel caso si riaprisse un confronto sia interno che esterno alla maggioranza di Governo.

 

Punti principali della nuova legge elettorale:


- Introduzione del doppio turno (nel caso nessun partito raggiungesse il 40% dei voti)
- Premio di maggioranza: con vittoria al primo o al secondo turno si ottengono 340 seggi su 630
- Soglia di sbarramento: 3%
- 100 collegi con capilista bloccati e possibilità di esprimere due preferenze di diverso genere

Punti principali del DDL Boschi

- Nuovo Senato composto da 95 Consiglieri regionali e 5 membri eletti dal Capo dello Stato; non voterà più la fiducia ai Governi in carica e sarà una Camera consultiva
- Riforma del Titolo V: nuove competenze come energia e infrastrutture sono riportate in capo allo Stato
- Disegni di legge: dovranno riguardare misure d'immediata applicazione e, in caso siano considerati essenziali, dovranno essere votati dalla Camera entro 60 giorni
- Referendum: in caso siano state raccolte 800mila firme, per il raggiungimento del quorum basterà che si siano recati a votare la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali

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