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12
Gennaio

Delle grosse novità sono in arrivo dagli Stati Uniti per i nostri portafogli

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I big del mondo digitale (Google, Apple, Facebook and co.) avrebbero messo nel mirino una nuova preda: le carte di credito. Che le transazioni economiche quotidiane facessero gola alla Silicon Valley si sapeva già da un po': PayPal -il sistema di pagamenti online più diffuso al mondo, creato da eBay- è infatti in circolazione già dal 1998. L'evoluzione di questo mercato sembra essere però già pronta per il prossimo balzo, col rischio di mietere delle vittime –Darwin docet.  

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La prima potrebbe essere la stessa PayPal, che pare stia venendo cannibalizzata dai propri concorrenti: Google e Facebook non si sono fatte remore ad assumerne degli ex dirigenti per mettere le mani sulle loro fruttuose competenze. Sia Google che Apple stanno rodando degli innovativi sistemi che puntano sostanzialmente a rendere gli smartphone in grado di effettuare qualsiasi tipo di movimento di denaro, sia esso l'invio di una somma da un conto corrente all'altro o -soprattutto- il pagamento alla cassa di un negozio. Le novità vengono rilasciate a una velocità non comune per un settore solitamente sonnacchioso come quello bancario: nel momento in cui scriviamo Google ha nel mercato americano due applicazioni, "Google Wallet" e "Android Pay". La prima è un conto prepagato con tanto di carta magnetica fisica che può essere richiesta dal titolare e con la quale si possono prelevare contanti dagli ATM o pagare ai POS. Attraverso Google Wallet è possibile inviare denaro ad altri conti ed eseguire da pc o mobile le principali transazioni garantite da PayPal. Android Pay (che fino qualche settimana fa era una costola di Google Wallet) è invece qualcosa di più innovativo: al pari del rivale Apple Pay ( che presenta funzionalità grossomodo speculari a quelle del suo concorrente) consente di utilizzare il proprio smartphone come carta di credito e tessera fedeltà/raccolta punti/tessera sconti. Il funzionamento è semplice: dopo aver collegato un conto corrente al proprio account, per pagare è sufficiente avvicinare il proprio device al terminale POS, autorizzare l'operazione inserendo un PIN o con la lettura dell'impronta digitale e il gioco è fatto – con in più tutta la comodità che eventuali promozioni, punti o sconti fedeltà vengano automaticamente accreditati senza nemmeno la necessità di portarsi appresso le innumerevoli tessere che per ora riempiono i nostri portafogli. Dovremo allora dire presto addio a carte di credito, contanti e istituti bancari? Ovviamente no: prima ci sono ancora due o tre milioni di questioni da risolvere e sistemare. 

ap cardIn primis, i terminali POS; per ora quasi tutti gli smartphone possono interfacciarsi solo con i POS di ultima generazione dotati di tecnologia NFC, costosi e poco diffusi. I cellulari Samsung di alta fascia sono gli unici a essere dotati di tecnologia MSTT in grado di essere riconosciuta da TUTTI i dispositivi che leggono le carte di credito. Il sistema Samsung Pay della casa coreana è quindi al momento l'unico sul mercato che consenta di utilizzare il proprio smartphone esattamente come una carta di credito fisica – anche se non permette l'invio di denaro da un conto all'altro come fanno invece i sistemi di Google e Apple. Poteva mancare Facebook nella rincorsa al futuro? Ovviamente no: l'azienda di Zuckerberg ha appena introdotto negli States la possibilità di inviare denaro ai propri amici tramite le chat. Il sistema non è una novità assoluta: specialmente in Asia esistono numerose applicazioni che offrono servizi simili, ma nessuna può ancora competere con la pervasività di Facebook, il cui gruppo possiede i due programmi di messaggistica istantanea più diffusi al mondo (Whatsapp e Messenger) oltre al principale social network. Nella mischia spunta poi il concorrente che non ti aspetti: Starbucks, la celebre catena di caffetterie. Il gruppo ha introdotto anni fa un'app che si comporta come una carta prepagata, consentendo agli utenti di pagare nei propri punti vendita utilizzando lo smartphone (basta passare il display sotto lo scanner della cassa) e allo stesso tempo accumulare punti fedeltà da reinvestire in prodotti del marchio. L'intuizione di Starbucks ha avuto un successo tale che l'app muove mensilmente milioni di dollari e nel 2014 era più utilizzata di quelle targate Google e Apple. E le banche? Restano a guardare mentre i nerd si mangiano una delle fette più redditizie del mercato sotto il loro naso? Qualche giorno fa è arrivata la notizia del lancio di un'app targata JP Morgan (la maggiore banca statunitense) che punterebbe a spostare l'equilibrio verso gli istituti di credito, forti di un'esperienza secolare nel settore. Considerando che alcune delle banche operanti in Europa sono sopravvissute a guerre, rivoluzioni e innumerevoli epidemie di peste - e soprattutto che nessuno può competere con il loro livello di competenza per quanto riguarda la legislazione, difficilmente le vedremo scomparire senza battere ciglio; gli aspetti giuridici sono infatti il maggior ostacolo che si oppone al progresso dei movimenti di denaro "easy": leggi sul riciclaggio, normative anti-evasione e contrasto alla speculazione sono solo alcune delle motivazioni per le quali i Ministeri faranno di tutto per evitare che i flussi di denaro sfuggano al proprio controllo. Non è un caso che Google e Apple abbiano reso i propri servizi interamente accessibili solo negli Stati Uniti: una transazione da Washington a Philadelphia ha implicazioni legali infinitamente più limitate di una da Roma a Bangkok.

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