Grandi Temi

Grandi Temi (41)

Il pericolo che viene dal Giappone

PokemonSul finire degli anni '70 avvennero due sostanziali cambiamenti sugli orientamenti televisivi dei bambini: la fine di Carosello e l'inizio di una massiccia importazione di cartoni animati giapponesi. Questi ultimi però, in quanto provenienti da un altro ambiente culturale, molto distante da quello italiano, vennero recepiti da una parte del pubblico adulto come un grave attacco alle giovani generazioni.
In cosa consisteva precisamente questo attacco? Secondo le accuse, i cartoni animati giapponesi facevano uso di violenza eccessiva, s'incentravano talvolta su relazioni giudicate troppo premature, erano zeppi di riferimenti alla morte. Turbavano, pertanto, l'infanzia dei loro fruitori e potevano quindi indurli a comportamenti erronei e così via. Questa situazione esplose a metà anni ottanta e causò un arresto dell'importazione di anime sulla rete pubblica, insieme ad un ampio uso della censura di dialoghi, immagini e scene.

 

L'acquisto di questi prodotti è poi ripreso dopo circa un decennio e dura tuttora, mentre la rete pubblica ha ripreso le trasmissioni da appena cinque anni. Se però c'è una cosa che non si è mai fermata è sicuramente la demonizzazione di questi prodotti, che nel frattempo si sono diversificati: prodotti audiovisivi, cartacei e videoludici.

 

poke2Ripercorriamo gli "scandali" maggiori:
- Alpen Rose (1985-1986), anime sulla seconda guerra mondiale, arrivò a ricevere tagli di 10 minuti ad episodio per evitare ogni riferimento alla guerra;
- Piccoli problemi di cuore, anime probabilmente più censurato d'Italia, visto che a fronte di 76 episodi giapponesi ne sono stati trasmessi solo 63 sulle tv italiane (oltre ad ulteriori tagli all'interno degli episodi);
- Sailor Moon (probabilmente quello che ha ricevuto l'accusa più curiosa), che è stato oggetto di numerosi fermi immagine, cambiamento di ruoli, modifiche di dialoghi e di riferimenti al Giappone ed è stato ritenuto portatore di "confusione sull'orientamento sessuale per gli spettatori";
- Ken il guerriero, vittima di una serie di "inchieste" a seguito del ritrovamento di alcuni numeri del manga nella casa di un ragazzo che forse fu coinvolto nel lancio di sassi da un cavalcavia nel 1997. Si arrivò a definirlo un modello per chiunque avesse voluto praticare violenza.


Con l'inizio del nuovo millennio due fenomeni hanno alleggerito questo clima censorio nei confronti dei cartoni animati: da una parte la maggiore diffusione di anime su reti privati (ed anche la maggiore diversificazione di queste ultime), dall'altra una maggiore offerta di cartoni che ha portato ad una distinzione fra quelli dal clima più leggero ed adolescenziale e quelli "più seri".
Ovviamente queste sono distinzioni profane, poiché nel loro paese d'origine gli anime sono sì divisi per target di riferimento (ragazzi, ragazze, adulti) ma non sono, in ogni caso, considerati "prodotti per bambini".
poke3Sta di fatto che il fenomeno inquisitorio non si circoscrive alla sola Italia, anzi, indagando a livello internazionale si assiste a vere e proprie campagne. Ne è un esempio la PETA (etico trattamento degli animali), che ha lanciato bizzarre iniziative contro la logica dei Pokémon che sono culminate con la produzione di un flashgame dove sono gli animali ad attaccare le persone. L'ideologia di fondo è che Pokémon, principalmente gioco per Gameboy, incentivi il maltrattamento degli animali ed il loro uso in combattimenti. Ad oggi però l'affermazione non è supportata da alcuno studio.
Un'altra interessante azione censoria nei confronti degli anime ha riguardato poi uno dei più famosi prodotti degli ultimi anni: Yu-Gi-Oh. Faccio questo nome anche per cercare di far capire le logiche che sono dietro all'acquisto degli anime dalle nostre parti.
Questo prodotto in Italia non viene direttamente dal Giappone ma dagli Usa. Qui ha ricevuto le adeguatissime misure, da parte della 4Kids, per prevenire il pubblico più giovane da qualsiasi riferimento alla morte ed al Giappone (nomi cambiati, scritte in alfabeto giapponese cancellate, il solito repertorio dunque), ma soprattutto per adeguarlo a standard più consoni ad un riscontro commerciale del marchio (il popolarissimo gioco di carte collezionabili Yu-Gi-Oh, di cui esistono una moltitudine di tornei).
Se quindi la situazione è migliorata, sempre nel mezzo di continue e ricorrenti accuse nazionali ed internazionali (le più recenti, dalla loro comparsa, sono quelle di satanismo), lo si deve anche a questo cambio di impostazione che è alla base dell'importazione degli anime, che ora pende molto di più sull'aspetto commerciale.

 

Al netto di questo rapporto, che potremmo definire di "amore-repulsione", con i prodotti nipponici, l'atteggiamento di parte del pubblico resta incomprensibile, considerando anche lo sforzo fatto per permettere una fruizione al di fuori dei confini originari degli anime (mutatis mutandis anche dei manga, controparte cartacea degli anime e dei videogiochi). Il doppiaggio, ad esempio, da sempre praticato ad altissimi livelli in Italia, nonostante i numerosi adattamenti a cui deve prestarsi è sempre ben curato e ricorre a nomi per nulla scontati. E non scontati sono anche i temi alla base di queste opere, che dialogano molto con la storia e la cultura occidentale e non lesinano di trattare tematiche attuali, e talvolta pressanti, nel mondo contemporaneo.

 

Gennaro Laurenza

Storia del conflitto arabo-israeliano

1869, apertura del Canale di Suez. Seconda metà del 19° secolo, scoperta di giacimenti petroliferi nell'area ottomana. Le potenze europee iniziano ad estendere la propria area d'influenza sui domini dell'Impero Ottomano approfittando della debolezza di quest'ultimo; il processo culmina alla fine della prima guerra mondiale quando, dissoltosi l'impero, Francia e Gran Bretagna si accordano sulla divisione del bottino (accordi Sykes-Picot). La Gran Bretagna stabilì poi, con la dichiarazione Balfour, e con una successiva chiarificazione del 1922, che fosse concesso agli ebrei di stabilirsi colà, nel rispetto delle altre comunità presenti. Cosa è da intendersi per "colà"? Secondo il nazionalismo ebraico venuto nascendo sul finire del secolo (sionismo) la Terra Promessa era la Palestina, anticamente popolata da ebrei; la migrazione verso la Terra Promessa iniziò, a piccole ma continue dosi, da subito, e fu causata anche dal crescente antisemitismo (da iscriversi nell'esacerbazione, o forse "armonica" evoluzione, dei vari nazionalismi europei), del quale il caso Dreyfus è purtroppo un famoso esempio.


La situazione dunque, dopo il primo conflitto mondiale, era di una Palestina e di popoli arabi a cui era stata promessa l'indipendenza (come ricompensa dell'aiuto contro gli ottomani), di una "National Home" promessa agli ebrei (dichiarazione Balfour del 1917), e dell'Agenzia Ebraica che procedeva all'acquisto di terreni per i coloni ebrei provenienti dall'Europa. La tensione cominciò a salire a causa della limitatezza di risorse e terreni fertili nella Palestina (principalmente assegnati agli immigrati) e sfociò in alcuni moti di rivolta contro gli ebrei residenti in Palestina da secoli (il maggiore in numero di vittime fu quello dell'agosto del 1929, nato dalla doppia rivendicazione sacra del Muro Ovest di Gerusalemme, che contò un centinaio di morti da ambo le parti). La risposta a questi moti fu il blocco dell'immigrazione ebrea consigliata dalle Commissioni Shaw e Hope-Simpson. L'immigrazione non si fermò e l'ulteriore aumento della disoccupazione portò ad un grande sciopero che proseguì con numerosi sabotaggi da parte di migliaia di militanti arabi, a cui però si contrapponevano più numerosi militanti armati ebrei ed un rafforzato contingente britannico. La conclusione ci fu solo nel 1939, con oltre 5000 arabi morti, e 600 fra ebrei ed inglesi; agli arabi furono confiscate le armi, i capi furono arrestati, furono rinvigorite le limitazioni all'immigrazione e riconfermata la volontà di creare uno stato arabo indipendente alla fine del mandato (dopo 10 anni). Queste condizioni scateneranno alcune fazioni estremistiche ebree, che porteranno alla morte di oltre 300 britannici e non termineranno che col 1948, anno della nascita di uno Stato d'Israele.


israele ripartizioneE veniamo così al Piano di Partizione della Palestina del 1947, dove viene stabilita la creazione di due stati: quello ebraico (56% del territorio, con quasi metà popolazione araba) e quello palestinese (quasi totalità di popolazione araba). Ma questa decisione (salutata favorevolmente dalla maggioranza delle associazioni ebree) viene rifiutata dai paesi arabi a causa della maggioranza delle terre fertili date all'altro stato e dei confini che limiteranno gli scambi arabi con l'estero. Viene dunque boicottato dagli arabi questo Piano ed a seguito della creazione dello Stato d'Israele scoppia la guerra arabo-israeliana del 1948. La guerra vide una vittoria dello Stato d'Israele che con gli armistizi separati che stipulò, estese il suo territorio al 78% del territorio palestinese; ciò causò nuovi rivolgimenti a causa di migrazioni. Questa fu la prima di altre guerre le quali seguirono nel 1956, chiamata "Crisi di Suez", quando Francia e Gran Bretagna affiancarono Israele che sentendosi minacciato dall'Egitto diede avvio alle operazioni. La guerra si concluse con l'intervento pacificatore di URSS ed USA e fu un'altra vittoria per lo Stato d'Israele, anche se le tensioni non cessarono, ma anzi diedero vita ad un altro conflitto, questo chiamato "Guerra dei Sei Giorni" (1967), nato sempre da un attacco preventivo di Israele che decimò fortemente l'aviazione egiziana ed occupò l'intera Penisola del Sinai. Israele si espanse anche in Cisgiordania e nelle Alture del Golan, territori sottratti rispettivamente ai palestinesi ed alla Siria. La risoluzione ONU che si occupò di ristabilire la pace (Risoluzione 242) presentò, purtroppo, ancora un'ambiguità poiché stabiliva il ritiro dai territori occupati, ma non stabiliva in quale percentuale e se dalla totalità dei territori o meno; venne però stabilito il criterio al quale si ispireranno anche le future mediazioni, ossia: "pace in cambio di terra", oppure, letta in altro modo: "terra in cambio di pace". Le reazioni furono di rifiuto da parte degli arabi, che non ritenevano soddisfacenti questi parametri di accordo da parte dello Stato di Israele, non mancando però forti spinte nazionalistiche espansive.


Le guerre arabo-israeliane si conclusero nel 1973 con la guerra del Kippur, dove gli egiziani tentarono di "riprendersi" i territori persi nella precedente guerra, ma conseguirono un nulla di fatto, a causa della mediazioni statunitense che pose fine al conflitto. La Penisola del Sinai tornerà poi in mano egiziana con gli accordi di Camp David del 1978, in cambio del riconoscimento dello Stato di Israele (il primo da parte di uno Stato Arabo).


Da questo momento il conflitto si ridurrà, anche se ci saranno nuovi sconti militari quali l'attacco israeliano al Libano del 1978, ed una nuova invasione nel 1982 (con il tristemente noto massacro di Sabra e Shatila, per il quale Ariel Sharon dovette dimettersi), cominciando a prendere il nome di "questione palestinese" e riguardando il destino dei profughi palestinesi fuggiti dai territori acquisiti da Israele e la gestione (soprattutto idrica) del territorio che spesso l'ONU ha condannato come non conforme ai diritti umani.


israele clintonI palestinesi, guidati e rappresentati dall'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), danno inizio ad atti di disobbedienza civile e protesta non violenta (oppure con uso di mezzi primitivi) con il quale riescono ad avere una particolare attenzione internazionale ed a poter avviare dei negoziati. Ma è sola questa la nota positiva, visto che fazioni estremistiche dell'una e dell'altra parte danno inizio ad azioni violente (che culminano con l'uccisione del primo ministro Rabin da parte di un estremista nazionalista israeliano) che faranno degenerare queste conquiste ed anche i pur stabiliti miglioramenti nei rapporti fra le due entità. Da una parte la più aggressiva Hamas prende il posto di rappresentanza occupato precedentemente dall'OLP (il cui leader, Yasser Arafat, muore nel 2004, molto probabilmente per avvelenamento), e dall'altra lo Stato d'Israele procede con una sempre più massiccia costruzione di insediamenti in territorio conteso e con una politica aggressiva nelle restrizioni della Striscia di Gaza (territorio amministrato da palestinesi dal 1993, dopo gli accordi di Oslo) e nel disciplinare i rapporti con i palestinesi residenti in Cisgiordania.


Nell'ultimo decennio gli eventi salienti sono stati: le operazioni militari da parte di forze israeliane Piogge Estive (2006), Inverno Caldo (2008), Piombo Fuso (2009) più alcuni attacchi ad organismi umanitari che recavano aiuto alla popolazione nella Striscia di Gaza (la Freedom Flotilla), ed il riconoscimento da parte dell'ONU dello Stato palestinese come osservatore non membro.

 

Gennaro Laurenza

La riforma Delrio: come cambiano le Province

In data 4 Aprile, l'aula della Camera ha approvato, con 260 sì, 158 no, 7 astenuti e 204 assenti, il disegno di legge (d'ora in avanti ddl) Delrio che riforma le Province.
A favore del ddl Delrio hanno votato Pd, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Popolari per l'Italia. Contro invece hanno votato Fi, M5S, Lega, Sel e Fratelli d'Italia.
Col ddl Delrio vengono ridisegnati i confini e le competenze delle amministrazioni locali mentre si attende la riforma del Titolo V della Costituzione, che porterà all'abrogazione delle Province in via definitiva.

Appendice: Il Titolo V della Costituzione riguarda le autonomie locali. L'ultima riforma risale al 2001, quando appunto era stata riconosciuta l'autonomia nel "farsi carico dei propri bisogni" a Comuni, Province e Regioni. Questo implica la possibilità di gestire alcune tasse e servizi su base locale, ma anche la necessità di un apparato pubblico di più grandi dimensioni (essendo composto da più livelli), e quindi costi maggiori per lo Stato.

ddl delrioIl disegno di legge, che porta il nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio (ministro in quota Pd), diventa così ufficialmente legge dello Stato nella versione uscita dal Senato il 26 Marzo scorso, testo su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Le Province, secondo quanto prescritto, non spariranno, ma diventeranno così enti territoriali di secondo grado con competenze ridefinite e ridimensionate ma, soprattutto, non saranno più organi elettivi. Dunque il governo scongiura, come nei migliori auspici, le elezioni previste per il 25 Maggio prossimo. Dal 2015, poi, le città metropolitane subentreranno alle attuali Province.
Saranno infatti i sindaci e gli assessori o i consiglieri eletti dei Comuni, appartenenti al territorio di quella che prima era la provincia, a formare le nuove giunte provinciali.
Inoltre nessuna delle nuove cariche amministrative, giunta e consiglio provinciale, percepirà un'indennità. Pertanto, il risultato atteso è che i politici vedano aumentati i loro ruoli ma diminuiti i propri stipendi.
Sul fronte delle competenze rimarranno in capo agli organi Provinciali l'edilizia scolastica ed altri servizi, definiti secondari, tra i quali quello delle pari opportunità.
Anche l'assetto dei comuni subirà rilevanti modifiche: verranno create le "Unioni Comunali", e nei casi di maggiore estensione le " Città Metropolitane", anch'esse amministrate dai sindaci.
Previsti cambiamenti anche nella composizione dei Consigli comunali; il ddl Delrio prevede solo due fasce: fino a 3mila abitanti il consiglio comunale sarà composto dal sindaco, da dieci consiglieri e un numero massimo di due assessori, mentre per i comuni da 3mila a 10mila abitanti i consiglieri comunali saranno dodici, più quattro assessori. Provvedimento, quest'ultimo, molto criticato da parte dei deputati Grillini, in quanto la disposizione comporterà un incremento del numero dei consiglieri e degli assessori comunali rispetto a quelli previsti dal precedente assetto.
Infatti la riforma Calderoli prevedeva:
• Per i Comuni fino a mille abitanti, 6 consiglieri;
• Per i Comuni tra mille e 3mila abitanti, 6 consiglieri e 2 assessori;
• Per i Comuni tra 3mila e 5mila abitanti, 7 consiglieri e 3 assessori;
• Per i Comuni tra i 5mila e i 10mila abitanti, 10 consiglieri e 4 assessori.
I deputati del M5S in aula hanno protestato mostrando dei cartelli che riportavano le cifre "+260932" e "+5600", numeri che, come ha spiegato il deputato 5S D'Ambrosio, rappresentano rispettivamente i consiglieri comunali e gli assessori che saranno nominati in più in seguito all'entrata in vigore della legge.
Tuttavia l'intervento porterà ad ingenti risparmi, anche se non c'è accordo sulla cifra: secondo il piano del sottosegretario Delrio il risparmio è stimato intorno ai 160milioni di euro, mentre secondo i dati della Corte dei Conti i soldi risparmiati saranno solo 35milioni di euro, poiché i restanti provengono dalle riforme già avviate dal 2011 ad oggi (dati riportati da la voce.info).
Il vero nodo da sciogliere, legato all'eliminazione degli organi provinciali, resta però quello sui dipendenti in esubero, che ad oggi non è stato neppure mai discusso.
Ed ora, dopo averne sommariamente e brevemente indicato i punti salienti, analizziamo la Riforma nel dettaglio.

Le città metropolitane Sono dieci: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Roma Capitale, a cui è dedicato un capitolo a parte del provvedimento dato il suo status di capitale. A queste si aggiungono le città metropolitane istituite conformemente alla loro autonomia speciale dalle regioni Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna ossia Trieste, Palermo, Catania, Messina, Cagliari. L'istituzione delle città metropolitane è prevista per il 1 gennaio 2015, tempi diversi sono previsti per la città di Reggio Calabria, commissariata dal 2012, che verrà costituita alla scadenza naturale degli organi della provincia ma entrerà in funzione soltanto con il rinnovo degli organi del Comune.
Il territorio delle città metropolitane coinciderà con quello della, attuale, omonima provincia.
Gli organi di amministrazione della città metropolitana, previsti dal disegno di legge, sono tre:

Sindaco metropolitano: è di diritto il sindaco del comune capoluogo. Svolge le sue funzioni a titolo gratuito. Può nominare un vicesindaco, che deve essere scelto tra i consiglieri metropolitani, dandone immediata notizia al Consiglio. Inoltre è sua facoltà quella di assegnare specifiche deleghe a consiglieri metropolitani (chiamati consiglieri delegati) nei modi prescritti nello statuto.
Consiglio metropolitano: è formato da 24 consiglieri nelle città con popolazione superiore ai 3milioni di abitanti, da 18 consiglieri in quelle con popolazione superiore agli 800mila abitanti e da 14 negli altri casi. È l'organo di indirizzo e di controllo. Nelle sue funzioni ricadono l'approvazione finale di regolamenti, piani e programmi che gli verranno presentati dal sindaco e del bilancio comunale. È, inoltre, di sua competenza l'iniziativa circa la stesura dello Statuto e le sue successive modifiche.
Conferenza metropolitana: viene eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei singoli comuni membri. È l'organo deliberativo dello statuto e delle sue successive modifiche. Svolge anche funzione consultiva in materia economica e finanziaria.

Le città metropolitane succederanno a titolo universale (in tutti i rapporti, sia attivi che passivi) alla provincia che andranno a sostituire. In altre parole, le loro funzioni saranno quelle che, fino ad oggi, sono state in capo alle province. Tra le molte, le città metropolitane avranno competenza in materia di pianificazione territoriale generale, comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture.

Fusioni ed Unioni di Comuni Nella Riforma Delrio è, inoltre, presente un forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni affinché questi si organizzino in Unioni dei Comuni, così da permettere un minor apparato burocratico ed un contenimento dei costi. Inoltre, tutte le cariche dell'Unione non prevedono personale politico appositamente retribuito, ma saranno assegnate a titolo gratuito ai politici dei singoli Comuni membri. Spetta alle Regioni incentivare le Unioni di Comuni ed in quest'ottica il legislatore a demandato loro il potere di decidere sulle misure specifiche nella definizione del patto di stabilità verticale.

Le Regioni a Statuto Speciale Per le Regioni a Statuto Speciale vale, come d'uso, disciplina autonoma. Ciò nonostante è una legge statale a prescrivere l'istituzione delle Città metropolitane, poiché i principi in essa enunciati devono essere considerati "come principi di grande riforma economica e sociale per la disciplina di città e aree metropolitane da adottare dalla Regione Sardegna, dalla Regione Sicilia e dalla Regione Friuli Venezia Giulia in conformità ai rispettivi statuti".

Le nuove province Gli organi da cui sono composte le nuove Province sono il presidente, il consiglio provinciale e l'assemblea dei sindaci, e tutti questi incarichi saranno ricoperti a titolo gratuito.
Gli organi non sono più eletti dai cittadini. Il presidente è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni della Provincia, il mandato dura 4 anni, e deve essere obbligatoriamente un sindaco. Il Consiglio provinciale è sia eletto che formato dai sindaci e dai consiglieri comunali dei Comuni membri della nuova Provincia. La sua composizione varia a seconda del numero di abitanti della Provincia. Il Consiglio provinciale è l'organo di indirizzo e di controllo; è quindi suo il compito di deliberare regolamenti, piani, programmi o ogni altro atto che gli viene sottoposto dal presidente della provincia. Ha il potere di proporre lo statuto e di approvare il bilancio provinciale. La funzione principale delle Province continua a essere quella di "ponte" tra Regioni e Comuni in tutte le materie in cui si ravvisano problemi di armonizzazione tra le politiche dei singoli comuni membri.

 

Si ringrazia per la collaborazione: Eleonora Baggiani

Pagina 11 di 14