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Grandi Temi (41)

Per saperne di più...Islam

Musulmani sono le persone che credono nella religione islamica, mentre l'aggettivo islamico ha cominciato ad essere usato come un sostantivo in seguito all'uso insistente che i mass media ne hanno fatto.


Gli arabi invece sono quella componente etnico-culturale originaria della penisola araba che nel VII secolo ha fondato l'Islam. Molto spesso il termine arabo viene utilizzato erroneamente come sinonimo di musulmano, ma è importare tenere a mente che tra i fedeli musulmani gli arabi sono la netta minoranza (i non arabi sono ben il 75%).


ISLAM
muslim1È una religione monoteista nata in Arabia che risale al VII secolo. Maometto ne è stato il fondatore ed è ritenuto dai musulmani l'ultimo profeta di Dio che ha permes
so la restaurazione del culto di Adamo nella sua integrità e purezza. Allah è la traduzione di Dio in arabo (e si tratta dello stesso Dio riconosciuto anche nell'ebraismo e nel cristianesimo) mentre il Corano è il testo sacro in cui è riportata la parola di Dio. La Sharia invece è la legge religiosa islamica e provvede a definire la cornice legale degli aspetti della vita pubblica di ogni musulmano regolando molti campi della società umana come la politica, la famiglia, la sessualità, il business, l'igiene e altro ancora.

 

All'interno di questa religione vi sono due orientamenti:
il Sunnismo, che comprende la grande maggioranza dei musulmani (circa il 90%) e che rifiuta di riconoscere come guida della comunità islamica i soli discendenti del profeta Maometto permettendo ai califfi di ricoprire questa carica. I musulmani che invece fanno parte della fazione sciita ritengono che le supreme cariche islamiche possano essere ricoperte solamente dagli Imam eredi diretti del profeta Maometto. Questa diversa visione ha portato (e porta tutt'ora) a scontri e rivalità tra le due opposizioni.


JIHAD, il cui significato letterale è "esercitare il massimo sforzo" può coprire diversi significati, dalla lotta interiore spirituale per poter essere un credente modello fino al significato di guerra santa. Oggigiorno la parola Jihad è usata maggiormente con una declinazione militare, anche se nel Corano non è utilizzata solo in questo modo: nel testo sacro dell'Islam infatti la parola jihad è associata al significato di combattimento solo a scopo difensivo.


FONDAMENTALISMO
muslim2Con questo termine si vuole rappresentare l'interpretazione dogmatica e letterale dei testi sacri, rifiutando qualsiasi ideologia o pensiero che possa contrastarli. Il termine venne utilizzato per la prima volta per rappresentare una corrente della religiosità protestante sviluppatasi negli Stati Uniti tra il 1878 e il 1918, ma recentemente è utilizzato prevalentemente associato alla religione islamica: i fondamentalisti islamici intendono stringere un legame strettissimo tra precetti religiosi e la società, predicando uno stile di vita in cui la religione sia il fondamento di ogni tipo di decisione dell'uomo e quindi vivere la religione non in modo intimo ma in un modo che influenzi anche i rapporti sociali e la società stessa.


Hezbollah, il cui significato è 'partito di Dio' è un partito sciita libanese provvisto di un'ala militare e importante finanziatore di servizi sociali, scuole, ospedali e servizi agricoli in Libano. La maggioranza del mondo arabo e musulmano lo vede come un movimento di resistenza e condanna le sue azioni. Stati Uniti, Israele, Australia e Canada la considerano un'organizzazione terroristica, mentre il Parlamento Europeo ha solamente accusato - nel marzo del 2005- Hezbollah si aver condotto 'attività terroristiche'.

La storia dietro a un logo: il caso di Apple e Google

Articolo a cura di Cecilia Tardani

 

Martedì 1 settembre il motore di ricerca più famoso del mondo è andato online con un logo dal desing nuovo: i più attenti se ne saranno accorti subito –alcuni avranno anche pensato che c'era qualcosa che non andava nel loro pc-, mentre i più distratti avranno avuto bisogno di qualche giorno per rendersene conto. Avete capito di chi stiamo parlando? Se la risposta è no, ve lo sveleremo tra poco. Prima però è il caso di porci un'altra domanda: perché i loghi sono così importanti? Cosa sta dietro al concetto di brand? Secondo Brand Finance 

brand finance(una nota società di consulenza) il brand è un asset intangibile il cui valore è determinato da (ma non solo) nome, simboli, loghi, design o una combinazione di questi. È usato per identificare beni, servizi o organizzazioni al fine di creare delle associazioni e immagini ben definite nelle menti dei consumatori e degli stakeholders creando in questo modo valore. Brand Finance ogni anno pubblica il Global 500, ovvero la lista dei 500 brand con più valore al mondo. Per farlo ha ideato il Brand Strenght Index, ovvero un indice derivato dall'analisi di alcuni valori economici del brand e dell'impatto che questi valori hanno sulla performance dell'azienda. Arrivati a questo punto, sarete curiosi di vedere quali sono i brand più forti del 2015. Eccone svelati alcuni: Si riconferma al primo posto Apple, con un brand value di oltre 128 miliardi di dollari. A seguire Samsung (il cui brand vale più di 81 miliardi di dollari) e Google. La Microsoft è posta al quarto posto, Amazon al settimo, Coca Cola all'undicesimo. La Walt Disney, tanto cara a molti di noi sia gradi che piccini, ha un brand che si è aggiudicato il 19esimo posto mentre la giovanissima Facebook il 30esimo.

Dopo avervi dato qualche informazione ''tecnica'', ora vi racconteremo come si sono evoluti certi brand e cosa sta dietro (forse) alla scelta di alcuni design, forme, colori perché nulla viene fatto per caso se si vogliono ottenere dei veri risultati. Iniziamo con Apple: la storia del logo di Apple è una delle più intriganti (non si aggiudica il primo posto del Brand Finance 500 a caso infatti). Qui sotto potete vedere i loghi utilizzati da questa azienda a partire dalla sua fondazione nel 1976:

apple evolution

il primo dei tre fu ideato da Ronald Wayne, entrato in Apple nel 1976 comprando il 10% dell'azienda per 800$ e uscitone dopo aver disegnato il primo logo della compagnia, rivendendo le sue azioni per 1200$ -un vero peccato se si pensa che oggi varrebbero 35.000 milioni di dollari-. Il suo logo ritraeva Newton intento a leggere sotto un albero circondato dalla scritta "Apple computer & co. – Newton: una mente che solca i difficili mari del pensiero".
La mela quindi comparve fin da subito, e le leggende dietro la scelta di questo frutto sono molte: per alcuni è stata scelta la mela semplicemente perché era il frutto preferito di Steave Jobs, per altri si voleva invece rendere omaggio alla casa discografica dei Beatles (la Apple Records) mentre c'è chi gli conferisce un'interpretazione biblica vedendo la mela come il frutto dell'albero della conoscenza. Detto ciò, il primo logo non funzionava perché troppo complesso. Jobs decise allora di incaricare l'agenzia pubblicitaria Regis McKenna di ideare un nuovo logo. Fu così che venne presentata una mela monocromatica morsa lateralmente. L'idea colpì il fondatore di Apple, che però chiese di dare più colore al disegno, per dare l'idea di un'azienda più ''umana'' e giovane. Da questo suggerimento nacque la mela monocromatica, il secondo logo Apple. Ma come mai venne fatta la scelta del morso? Anche qui le voci –tutte smentite- sono molte: si dice che il morso sia in ricordo e omaggio di Alan Turing, uno dei pionieri dell'informatica che morì suicida dopo aver morso una mela avvelenata da lui stesso. Una versione meno sentimentale ritiene invece che Jobs ebbe paura che senza il morso la mela sarebbe stata troppo simile a una ciliegia.
A proposito del morso, lo stesso ideatore del logo, Rob Janoff disse:

 

"Mordere una mela è un gesto iconico: è qualcosa di cui tutti abbiamo esperienza. Il morso sulla mela attraversa le culture: chi ha mai avuto una mela tra le mani le ha probabilmente dato un morso. Ecco tutto".
Rob Janoff

 

La mela arcobaleno ebbe un enorme successo fino a quando negli anni 90 Steave Jobs tornò in azienda e decise di cambiare, tra le altre cose, anche il logo. La terza e ultima versione del logo Apple viene utilizzato dal 1998 e da allora è stata minimamente ritoccato. La ''nuova mela'' oggi vuole rappresentare la creatività, il design minimale, l'essenzialità e la tecnologia intuitiva che Apple e i suoi prodotti rappresentano. Come vedete, un BRAND è molto più che un semplice logo.

 

Se nel frattempo non vi è venuto in mente di chi stavamo parlando all'inizio dell'articolo, ve lo sveleremo ora: si tratta di Google, che recentemente ha deciso di introdurre un nuovo logo con font senza grazie e più ''leggero'', cosa che dovrebbe consentire un caricamento della pagina più veloce. I cambiamenti grafici non si fermano qui perché nelle tab dei nostri browser se apriremo la pagina Google vedremo comparire una ''G'' maiuscola con quattro colori subito identificabile. Introdotto per la prima volta il 4 settembre 1998, il logo Google è stato rivisto diverse volte, anche se non sono mai stati apportate grandi modifiche.

google collage

 

Fonti:

Fonte 1 

Fonte 2

Fonte 3 

Il Carnevale dei problemi brasiliani (e l'Arlecchino che cerca di risolverli)

A cura di Luca Spinosa

 

Anno Domini 2009. La statua del Cristo Redentore esultava insieme all'intero popolo brasiliano per la prima, storica assegnazione dei Giochi Olimpici ad uno stato sudamericano; economisti ed esperti di tutto il mondo guardavano con ammirazione e stupore al Paese governato da Luiz Inácio Lula da Silva, capace di crescere in modo vertiginoso quando l'intero globo, o quasi, si trovava in piena crisi recessiva.

giu

Anno Domini 2016. In soli sette anni i pentacampeão hanno conquistato tre record per nulla invidiabili: recessione più lunga degli ultimi cento anni, scandalo di corruzione più grande della storia e leader politico più impopolare a memoria d'uomo. Entro la fine di questo anno, il PIL pro capite sarà calato di un buon 20% rispetto al 2010 e il livello dell'economia globalmente sarà di circa l'8% inferiore se confrontata al 2014, ultimo anno in cui si è intravisto il segno "+".

 

Un dato su tutti, ironicamente ma con grande chiarezza, fotografa la situazione generale: il tasso di inflazione e l'indice di gradimento del presidente (Dilma Rousseff, succeduta a Lula nel 2011) viaggiano sulle stesse percentuali, precisamente il 12%. Sono numeri sconcertanti, amplificati da una crisi politico-giudiziaria senza precedenti in cui addirittura 32 membri del Congresso (appartenenti alla coalizione di centro-sinistra guidata proprio dalla Rousseff) sono stati o sono tuttora indagati per un giro di mazzette miliardarie che ha come perno la compagnia energetica (statale) più importante del Brasile, la Petrobras.

Parlando ancora della situazione economica, la fotografia più limpida e al contempo drammatica dello scenario carioca è stata scattata sul finire del 2015 dall'agenzia di rating Fitch, che ha abbassato la valutazione del debito sovrano del Brasile da "BBB-" a "BB+", un livello considerato junk, ovvero spazzatura, dopo che già in ottobre si era assistito ad un taglio dello stesso; anche altre agenzie, come Standard&Poor's e Moody's, hanno in previsione di fare altrettanto se l'assetto complessivo non migliorerà.

Indagando in maniera più puntuale sui motivi per cui il Brasile è precipitato in questa poco felice condizione, si può scoprire come l'economia verdeoro dipenda in maniera molto stretta dal prezzo che sui mercati globali hanno le materie prime, principale fonte di guadagno per il paese dal momento che ne è provvisto in grandi quantità, e dall'andamento generale della Cina, anche lei attualmente in fase di "decelerazione", principale partner commerciale sullo scacchiere mondiale. A queste negatività vanno aggiunti l'ipervalutazione del real (la moneta brasiliana, ndr), causata dall'alto tasso degli interessi sul debito, e alla gestione molto articolata e gravosa del welfare.

 

Su quest'ultimo punto vale la pena soffermarci con maggiore interesse, visto che è collegato a doppio filo con l'operato del predecessore di Dilma Rousseff, il già citato Lula da Silva, e specialmente con l'attuazione del piano "Bolsa Familia" nel 2003. Quest'ultimo era un programma sociale all'avanguardia per un paese emergente come il Brasile di quegli anni, uno dei più progressisti e generosi nel suo genere; Lula però era consapevole che tale scelta di aiutare gli strati più poveri della popolazione avrebbe contribuito a rendere la spinta della crescita più flebile in futuro. Il costo di questa operazione si è presentato in modo dirompente già nel 2010, quando ben il 40% del PIL statale servì per pagare le misure di welfare introdotte; per dare un'idea della sproporzione di questo dato, basti dire che in media nei paesi emergenlulti tale valore non supera il 20%.

Quanto appena descritto è il passato dell'ex capo di stato; il presente invece cosa gli sta riservando? Nulla di buono, è la risposta più spontanea osservando il turbinio di guai che lo stanno affliggendo. Egli è accusato di aver tenuto nascosto l'utilizzo di una casa affacciata sul mare a Guaruja di proprietà dell'Oas, una delle aziende coinvolte nello scandalo Petrobras (altresì noto come lava-jato, letteralmente autolavaggio), e per tale motivo è finito sotto indagine della procura federale; a complicare ulteriormente la questione, e ad incendiare un clima già rovente, va ricordata la recentissima nomina di Lula come capo del gabinetto Rousseff, da molti vista come un escamotage politico teso a garantire una parziale immunità parlamentare. All'interno della stessa procura poi opera freneticamente e senza sosta un pool di magistrati guidati da colui che, rifacendoci all'evento più colorato e famoso di Rio de Janeiro, abbiamo nominato nel titolo come Arlecchino.

brasiStiamo parlando di Sérgio Moro, il personaggio del momento nel paese del Carnaval. Poche settimane fa, domenica 13 marzo, milioni di persone si sono riversate nelle piazze e nelle strade di tutto il Brasile (500 mila solo a San Paolo, 300 mila a Rio) per protestare contro il governo; un malcontento popolare che non ha risparmiato nessuno, sia nelle file della maggioranza (vedi, la Rousseff e i suoi ministri) che dell'opposizione (in particolare Aécio Neves). All'interno di questo magma fluido ed altamente instabile, l'unico vero vincitore è proprio il magistrato di Ponta Grossa con un background di studi all'università di Harvard e la collaborazione in un altro caso di corruzione molto importante, il Mensalão.

 

La sua figura è stata celebrata con cori e slogan quasi fosse un campione della Seleção, la gente lo mitizza come il supereroe destinato a sradicare la corruzione endemica che attanaglia il punspecifiedaese da secoli. Il suo successo mediatico è schizzato alle stelle dopo che il 4 marzo scorso ha ordinato uno spettacolare blitz nell'abitazione di Lula da Silva a seguito degli aspetti emersi intorno alla residenza marittima di cui si è parlato poco fa; tali procedure di grande impatto non hanno mancato di creare malumori e critiche da parte dei suoi detrattori. Essi inoltre contestano a Moro l'uso fin troppo estensivo della carcerazione preventiva (e la Corte Suprema brasiliana dà loro ragione, dato che almeno in dieci casi ha dovuto scarcerare dei sospettati messi dentro con "accuse generiche ed astratte"); un modus operandi che a molti ha ricordato le gesta compiute negli anni '90 da Antonio di Pietro e i suoi collaboratori quando scoppiò la bufera Mani Pulite nel nostro paese.

La crisi aperta da Moro non sarà leggera e avrà certamente ripercussioni a tutti i livelli di potere, creando inevitabilmente dei vuoti che andranno colmati (chissà che non voglia scendere in politica il magistrato stesso, come alcuni commentatori sostengono); dei vuoti ancora più assordanti dal momento che le prospettive economiche per l'intero paese non sono delle più rosee, acuite da un prezzo del greggio ai minimi storici, da un'insoddisfazione delle classi più basse che sta montando come un uragano, pronto ad abbattersi da un momento all'altro, e dall'esplosione del virus Zika (le cui problematiche non sono state qui trattate per non appesantire ulteriormente la trattazione). Il Brasile deve affrontare tutto questo all'alba dell'accensione della torcia olimpica, con gli occhi e le telecamere di tutto il mondo puntati addosso. Non sarà facile trovare una soluzione, specialmente se il sentire mainstream tra la popolazione è "solo con gli uomini più potenti in carcere il Brasile diventerà a breve un posto migliore".

 

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