Grandi Temi

Grandi Temi (41)

6 giugno 1944: lo sbarco in Normandia

You are about to embark upon the Great Crusade, toward which we
have striven these many months. The eyes of the world are upon you.
The hopes and prayers of liberty-loving people everywhere march with you.
In company with our brave Allies and brothers-in-arms on other Fronts,
you will bring about the destruction of the German war machine,
the elimination of Nazi tyranny over the oppressed peoples of Europe,
and security for ourselves in a free world.
- Dwight D. Eisenhower

 

 

La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia,
Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico:
quando sarà in acqua e cercherà di mettere piede a terra. [...]
La linea di difesa sarà qui, sulla costa. [...]
Le prime ventiquattr'ore dell'invasione saranno decisive:
per gli Alleati, come per la Germania, quello sarà il giorno più lungo
- Erwin Rommel

 

Inquadramento storico

Nel 1944 i Paesi dell'Asse (Germania e Giappone, l'Italia era uscita di scena con l'armistizio dell'8 settembre 1943) sono impegnati su diversi fronti principalmente in battaglie di contenimento e difensive. Il Giappone, persa l'iniziativa dopo la campagna di Guadalcanal, cerca invano di contenere la controffensiva statunitense che ricaccia indietro, isola dopo isola, le truppe dell'imperatore Hirohito. Il Terzo Reich invece, dopo la sconfitta a Stalingrado e il crollo del fronte del Don (inverno '42-'43), continua a combattere l'Armata Rossa con alterne fortune, tra battaglie di contenimento e controffensive. Perso definitivamente il Nord Africa, a causa della sconfitta a El-Alamein e dello sbarco Alleato in Marocco e Algeria (Operazione Torch), il fronte meridionale, comunque secondario, si è spostato più a nord, in Italia. Le truppe Alleate infatti, sbarcate in Sicilia nel luglio e in Calabria nel settembre del 1943, stanno lentamente risalendo la penisola scontrandosi con le linee fortificate tedesche. Il Comando Supremo Alleato è consapevole che l'apertura di un secondo fronte europeo, richiesto peraltro a gran voce da Stalin fin dall'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, è fondamentale per dare la spallata decisiva alla Germania nazista e porre fine alla guerra. Fin dal 1943, quindi, gli Alleati lavorano incessantemente a quella che sarà la più grande operazione bellica della storia: l'invasione dell'Europa Occidentale, nota con il nome di Operazione Overlord.

 

Perché la Normandia

normandy2Già dal 1942 l'Alto Comando Tedesco considerava la possibilità di un'invasione Alleata nell'Europa Occidentale, per questo Hitler aveva ordinato la costruzione di una gigantesca opera di difesa che si estendeva dalla Norvegia alla Francia (il Vallo Atlantico, foto a destra). Successivamente Rommel, la Volpe del Deserto, comandante delle armate stanziate in Europa Occidentale, conscio della necessità di fermare gli Alleati sulle spiagge, ordinò un rafforzamento delle difese con la costruzione di nuovi bunker e con la posa di oltre 10 milioni di mine. Il rafforzamento però non venne portato a termine per intero, impedendo quindi ai Tedeschi di difendersi in modo efficace al momento dello sbarco. Il Comando Supremo Alleato aveva individuato un'area della Normandia tra le città di Cherbourg e Le Havre, ritenendolo il settore ideale per lo sbarco dato che possedeva ampie spiagge e una rete stradale adeguata per il movimento delle truppe dopo lo sbarco; in più la Normandia era meno difesa rispetto al settore di Calais che, essendo il punto più vicino alle coste inglesi, era stato notevolmente fortificato dai Tedeschi che lo ritenevano il punto più probabile dello sbarco. Fino all'ultimo gli Alleati continuarono a bombardare il settore di Calais rafforzando la convinzione nemica che l'attacco sarebbe arrivato proprio in quel punto. Una volta scelto il "dove", bisognava considerare il "quando", dato che il fattore meteorologico era fondamentale in un'operazione del genere: innanzitutto erano necessari più giorni di bel tempo e di mare calmo per rendere possibile lo sbarco che doveva avvenire in concomitanza con la bassa marea per rendere visibili gli ostacoli posti dai Tedeschi sulle spiagge. Il Comando Alleato aveva indicato come data dell'inizio delle operazioni il 5 di Giugno.

 

I preparativi e lo sbarco

La concentrazione delle truppe in Inghilterra era cominciata già dal mese di maggio, a partire dal 26 per gli inglesi e dal 30 per gli americani furono organizzati gli imbarchi sulle navi da trasporto: soldati, camion e carri armati furono fatti salire sulle navi e il 3 giugno la fase di imbarco era terminata. Le condizioni dei soldati erano difficili, stretti sulle navi, prede del mal di mare e sottoposti a un'attesa snervante che faceva crescere la tensione. Le condizioni meteorologiche peggiorarono il 4 Giugno e il Comandante Supremo delle Forze Alleate, Dwight 'Ike' Eisenhower (futuro Presidente degli Stati Uniti), decise di rinviare l'operazione prevista per il giorno seguente. Successivamente un rapporto dei servizi meteorologici preannunciava una tregua di 36 ore dopo il maltempo. Rinviare definitivamente l'operazione significava rimandarla al 19 Giugno per via delle maree, e avrebbe costretto i soldati a rimanere sulle navi in condizioni molto difficili o avrebbe costretto il Comando a ricominciare da capo le operazioni di concentrazione e imbarco delle truppe, con tutti i possibili imprevisti del caso. normandy1La decisione gravava sulle spalle del Comandante Supremo e 'Ike' rischiò il tutto per tutto: "Let's go!". La catena di comando si mise in moto: 130mila uomini e 20mila veicoli, imbarcati su 5700 navi da trasporto e mezzi da sbarco, cominciarono ad avvicinarsi alle coste francesi. Il supporto marittimo era assicurato da 1200 navi da guerra, quello aereo dai caccia della Royal Air Force (RAF). Prima dello sbarco vero e proprio 2500 bombardieri fecero piovere il loro carico di bombe sulle difese costiere tedesche. Gli Alleati avevano individuato 5 spiagge per lo sbarco, ognuna delle quali era indicata da un nome in codice: Utah Beach e Omaha Beach furono i punti di sbarco degli Americani, Gold Beach e Sword Beach furono assegnate agli Inglesi mentre a Juno Beach furono i Canadesi a vedersela con Tedeschi. A causa del mare mosso non tutto andò come preventivato, soprattutto a Omaha. Il fuoco tedesco inflisse numerose perdite agli attaccanti, soprattutto nelle prime fasi dello sbarco, molti soldati annegarono a causa dell'eccessivo equipaggiamento e i rinforzi non arrivarono nei tempi e modi previsti. Nel celebre "Salvate il soldato Ryan", Steven Spielberg ha magistralmente trasposto sul grande schermo cosa fu il D-Day a Omaha per i soldati americani. Nelle ore successive anche grazie al supporto delle navi da guerra che bombardarono incessantemente le difese tedesche, gli Alleati riuscirono a conquistare terreno, distruggendo numerose postazioni nemiche e assicurandosi una striscia di terreno sicura per l'arrivo dei rinforzi. Parallelamente all'operazione di sbarco, gli Alleati avevano inviato 2 divisioni paracadutate dietro le linee nemiche: i soldati dell'82° e della 101° divisione - la cui vicenda è stata raccontata di nuovo da Spielberg nella serie-documentario "Band of Brothers" - avevano il compito di assicurarsi alcuni obiettivi strategici, nella fattispecie ponti e postazioni di artiglieria nemiche, al fine di facilitare l'avanzata delle truppe sbarcate. La sera del 6 Giugno gli Alleati contavano 156mila uomini in Normandia (tra sbarcati e paracadutati), nei giorni seguenti respinsero i contrattacchi delle divisioni corazzate tedesche di Rommel, dando il via a tutta una serie di operazioni che porteranno, meno di un anno dopo, alla caduta del Terzo Reich.

Per saperne di più: i Rom

Articolo a cura di Francesco Castelli

 

Il termine Rom è ormai noto a tutti, ma il concetto che vi sta dietro lo è altrettanto? In questo Grande Tema vogliamo offrirvi qualche spunto, qualche cifra e qualche nozione per comprendere meglio a chi faccia riferimento questo strano sostantivo.ImmaginePartiamo da una disuguaglianza: "Rom" e "Zingaro" non sono sinonimi. Il primo termine fa riferimento ad un sottogruppo del secondo – che è peraltro considerato offensivo, quindi utilizzeremo il più appropriato termine di "Popolazioni Romaní". Le Popolazioni Romaní sono un mosaico di etnie di origine indiana fra le quali le due più numerose sono appunto quella Rom e quella Sinti. Il tratto che ne accomuna la maggior parte dei membri è l'uso della lingua Romaní nei suoi svariati dialetti, sebbene numerosi sottogruppi che si autodefiniscono Romaní parlino lingue differenti. Dal 1971 la questione si è allo stesso tempo semplificata e complicata. Semplificata perchè con la nascita del Congresso Mondiale dei Rom ha visto la luce un'entità internazionalmente riconosciuta (una ONG, per la precisione) in grado di rappresentare in maniera credibile queste minoranze. Complicata perchè essa raccoglie sotto il nome di "Nazione Rom" tutte le popolazioni Romaní, ivi comprese quelle di etnia non Rom (come i già citati Sinti). Seconda disuguaglianza: "Rom" e "Romeno" non sono sinonimi. Uno Stato Romaní non esiste: tutti gli appartenenti a questi gruppi sono allo stesso tempo o cittadini di uno stato o apolidi, rendendo così impossibile una definizione "legale" di Rom. ImmagineAllo stato attuale delle cose, l'autoidentificazione pare il miglior sistema a disposizione per individuare gli appartenenti alla comunità Rom: anche nelle statistiche che presenteremo in seguito, il numero di Rom rappresenta esclusivamente coloro che si dichiarano tali. L'elevato numero di Rom Romeni è legato a ragioni storiche: tenuti come schiavi nella regione fino al 1856, nel secolo successivo andarono incontro a violenze ben prima dell'alleanza fra Romania e Germania Nazista. Il periodo comunista mette a dura prova l'identità Rom attraverso programmi di integrazione forzata ma al contempo garantisce loro sicurezza e possibilità di ascesa sociale. Il crollo del regime sprofonda i Rom in un nuovo vortice di povertà ed emarginazione: le terre collettivizzate dove essi lavoravano vengono redistribuite agli eredi dei vecchi proprietari -fra i quali non compare quasi nessun Romaní- lasciando improvvisamente i membri i queste comunità disoccupati e privi di qualsivoglia proprietà. Terza disuguaglianza: "Rom" e "Nomade" non sono sinonimi. Seconde le statistiche di ANCI e Ministero degli Interni, solo il 3% dei soggetti residenti in Italia che si autodefiniscono Rom mantiene abitudini nomadi. Ciò significa che il 97% dei Rom è stanziale, sebbene il 25% circa risieda nei celebri "Campi". Come già detto, le cifre sull'argomento sono solo relativamente affidabili, dato che l'appellativo "Rom" nasce da un qualcosa di abbastanza intangibile, come il background etnico e culturale. Le stime del Ministero degli Interni individuano meno di 150.000 membri delle comunità Rom, Sinti e Camminanti (un gruppo diffuso soprattutto in Sicilia) sul territorio della Repubblica, equivalenti allo 0,25% della popolazione. Di questi, 70'000 sono cittadini italiani e approssimativamente 40'000 -meno dello 0,07% dei residenti in Italia- vivono nei 167 campi censiti. Queste stime dovrebbero aiutare a riportare il "fenomeno Rom" alla sua reale dimensione. Per fare una proporzione la Francia (coi suoi 64 milioni di abitanti, cinque in più dell'Italia) conta circa 500'000 Rom, ovvero lo 0,8% circa della popolazione. Le stime indicano che nell'Unione Europea vivano approssimativamente 10 milioni di Romaní, ovvero il 2% della popolazione totale. Purtroppo non esistono stime affidabili circa la popolazione carceraria Rom.

 

 

Fonti:

Senato.it

Romaidentity

Idearom

Sergiobontempelli

wiki

 

Il Governo Renzi ed il percorso delle riforme costituzionali

Articolo a cura di Marco Migliaccio

 

Fin dall'inizio del suo Governo, Matteo Renzi ha posto un grande peso sulla volontà di dare vita all'attuale processo di riforme costituzionali, al punto tale da legare la loro approvazione alla sopravvivenza dell'Esecutivo stesso. Questo percorso ha avuto inizio con un incontro avvenuto il 18 gennaio 2014 nella sede romana del Partito Democratico tra il segretario del PD Renzi, che sarebbe divenuto Premier il mese successivo, ed il leader di Forza Senza titoloItalia, Silvio Berlusconi, nel quale si diede il via al cosiddetto "Patto del Nazareno" che prevedeva un piano comune per il processo delle riforme costituzionali, tra le quali la riforma del Titolo V della Costituzione, la trasformazione del Senato in una "Camera delle Autonomie" e la redazione di una nuova legge elettorale in seguito alla dichiarazione di incostituzionalità del Porcellum. Da questo accordo, hanno preso corpo il DDL Boschi, dal nome del Ministro per le Riforme Costituzionali, Maria Elena Boschi, ed il cosiddetto Italicum, i quali, sulla carta, avrebbe potuto godere dell'ampia maggioranza data dalla coalizione di governo (PD, Nuovo CentroDestra e altri partiti minori) e dall'appoggio di Forza Italia. I problemi che, però, si sono presentati fin da subito sulla strada delle riforme sono stati diversi: innanzitutto, alcuni parlamentari degli stessi partiti coinvolti nel patto, cioè PD e Forza Italia, non sono mai stati favorevoli a questo tipo di accordo e le altre minoranze presenti in Parlamento hanno dato grande battaglia sui testi originali delle due riforme. Tuttavia, è dall'ultima elezione del Presidente della Repubblica che si è avuta la complicazione maggiore, con la rottura del Patto del Nazareno e la decisione di Forza Italia di svincolarsi dall'accordo in quanto non consultata sul nome del nuovo Capo dello Stato.
Ad ogni modo, il Governo Renzi, con l'appoggio della sola maggioranza di Governo, ha portato avanti le riforme costituzionali e, ad oggi, il DDL Boschi è arrivato ad ottenere la prima approvazione sia al Senato che alla Camera dei Deputati, mentre l'Italicum è stato approvato in ultima lettura il 4 maggio scorso.
Analizziamo, a questo punto, quali sono le componenti fondamentali di questi provvedimenti.
La prima riforma riguarda fondamentalmente un cambio nella composizione e nel ruolo del Senato: esso, secondo il testo attuale approvato in prima lettura sia al Senato che alla Camera, sarà composto da 95 membri eletti dai Consigli regionali, più cinque nominati dal Capo dello Stato, i quali resteranno in carica per 7 anni; non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", ovvero Regioni e Comuni, e avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali; potrà, infine, richiedere alla Camera la modifica di leggi ordinarie, ma questa richiesta non sarà vincolante. I 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico e questi godranno della stessa immunità parlamentare garantita ai deputati. Per quanto concerne la nuova riforma del Titolo V, sono riportate in capo allo Stato alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e, su proposta del Governo, la Camera potrà approvare leggi che sarebbero di competenza regionale. Nuove regole anche in materia di disegni di legge, che dovranno riguardare misure d'immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo e, in caso siano ritenuti essenziali, dovranno essere votati dalla Camera entro 60 giorni, passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale. Infine, per i referendum sui quali siano state raccolte 800mila firme anziché 500mila, per il raggiungimento del quorum basterà che si siano recati a votare la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali.
La nuova legge elettorale è stata anch'essa al centro di un grande dibattito: per lungo tempo, da un lato vi sono stati i sostenitori della governabilità e della stabilità del Governo, tra i quali sicuramente vi è il premier Renzi, e dall'altro coloro i quali avrebbero preferito, invece, mantenere una maggiore proporzionalità senza eccessivi premi di maggioranza.

Senza titolo2L'Italicum, approvato come già detto in via definitiva dalla Camera lo scorso 4 maggio attraverso un discusso voto di fiducia, modifica in modo sostanziale il vecchio sistema elettorale italiano: innanzitutto, è prevista l'introduzione del secondo turno tra le due liste più votate nel caso nessuna riuscisse ad ottenere il 40% dei voti; in caso di vittoria, al primo o al secondo turno, la lista vincente otterrebbe 340 seggi sui 630 totali della Camera dei Deputati; la nuova soglia di sbarramento, dopo varie proposte e modifiche, è stata fissata al 3% per tutti i partiti in corsa; i capilista dei 100 collegi sarebbero bloccati e dal secondo eletto in poi si dovrebbe tener conto delle preferenze segnalate dagli elettori, con un massimo di due preferenze possibili e secondo un criterio di alternanza di genere. L'entrata in vigore della nuova legge elettorale è prevista per il 1° luglio 2016 e dovrebbe essere applicata solo alla Camera, dal momento che l'altra riforma in esame prevede, per il momento, un Senato non elettivo. Le principali polemiche riguardo l'Italicum sono arrivate dalla sostituzione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, la quale si è occupata della redazione del testo da presentare alle Camere, di 10 membri del PD critici nei confronti di alcuni aspetti della legge e, in seguito alla quale, anche i deputati di Forza Italia, della Lega Nord, del Movimento 5 Stelle e di SEL che componevano la suddetta Commissione hanno deciso di abbandonarla, a dimostrazione del proprio dissenso nei riguardi di questa scelta; inoltre, oltre che sul merito della riforma, la bufera intorno all'Italicum si è scatenata riguardo al metodo al quale il Governo è ricorso, apponendo la questione di fiducia su 4 articoli della legge elettorale, la quale ha bloccato la discussione alla Camera dei Deputati su possibili emendamenti della minoranza PD e delle opposizioni. Da ciò ne è derivata una bagarre sia interna al Partito Democratico, con il mancato appoggio all'Italicum da parte di 38 Onorevoli del PD e l'abbandono di Pippo Civati trasferitosi al Gruppo misto, sia esterna con l'abbandono dell'aula da parte di tutte le opposizioni presenti in Parlamento.
Con la chiusura di questo capitolo, la partita si trasferisce sul DDL Boschi, che al Senato potrà subire delle modifiche, per stessa ammissione del Primo Ministro, ed il cui iter potrebbe, quindi, allungarsi nel caso si riaprisse un confronto sia interno che esterno alla maggioranza di Governo.

 

Punti principali della nuova legge elettorale:


- Introduzione del doppio turno (nel caso nessun partito raggiungesse il 40% dei voti)
- Premio di maggioranza: con vittoria al primo o al secondo turno si ottengono 340 seggi su 630
- Soglia di sbarramento: 3%
- 100 collegi con capilista bloccati e possibilità di esprimere due preferenze di diverso genere

Punti principali del DDL Boschi

- Nuovo Senato composto da 95 Consiglieri regionali e 5 membri eletti dal Capo dello Stato; non voterà più la fiducia ai Governi in carica e sarà una Camera consultiva
- Riforma del Titolo V: nuove competenze come energia e infrastrutture sono riportate in capo allo Stato
- Disegni di legge: dovranno riguardare misure d'immediata applicazione e, in caso siano considerati essenziali, dovranno essere votati dalla Camera entro 60 giorni
- Referendum: in caso siano state raccolte 800mila firme, per il raggiungimento del quorum basterà che si siano recati a votare la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali

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