Grandi Temi

Grandi Temi (41)

Stato Islamico di Siria e Levante: l'ascesa del Califfato

"Il potenziale attacco degli Stati Uniti contro la Siria, nonostante la forte opposizione di molti paesi e di importanti leader politici e religiosi, compreso il Papa, si tradurrà in un maggior numero di vittime innocenti ed in un escalation che potrebbe potenzialmente diffondere il conflitto ben oltre i confini della Siria.Un attacco aumenterebbe la violenza e scatenerà una nuova ondata di terrorismo. [...] Potrebbe squilibrare l'intero sistema internazionale di ordine e legalità.
La Siria non è di fronte ad una battaglia per la democrazia, ma ad un conflitto armato tra governo e opposizione in un paese multi-religioso. Sono pochi i paladini della democrazia in Siria. Ma ci sono più che a sufficienza combattenti di al-Qaeda ed estremisti di ogni tipo che combattono il governo. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha definito il Fronte Al Nusra e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, che combattono a fianco dell'opposizione, come organizzazioni terroristiche. Questo conflitto interno, alimentato dalle armi straniere fornite all'opposizione, è uno dei più sanguinosi nel mondo.
I mercenari dei paesi arabi che combattono in Siria, ed i centinaia di militanti provenienti dai paesi occidentali, compresa la Russia, sono motivo, per noi, di profonda preoccupazione. Non tornerebbero nei nostri paesi con l'esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti si sono spostati in Mali. Questa è una minaccia per tutti noi."
(Vladimir Putin, Lettera al popolo americano, New York Times - 11 settembre 2013)

 

Contro cosa cercava, allora, di metterci in guardia il Presidente della Federazione Russa?
Ad un anno di distanza la risposta è chiarissima e le conseguenze sono altrettanto percepibili.
Il cosiddetto ISIL (Stato islamico dell'Iraq e Levante), o ISIS che dir si voglia, è un folto gruppo armato che ha progressivamente ingrossato le sue fila da un decennio a questa parte, da quando iniziò la (seconda) destabilizzazione del Medio Oriente in seguito alla guerra in Iraq (2003-2011). La sua sfera d'influenza si è allargata di pari passo con l'allargarsi dei conflitti, dove la sua presenza è stata costante fino ad arrivare in Siria, nel 2011, per iniziare una vera e propria guerra con l'esercito della Repubblica Araba di Siria.
Nei tre anni seguenti queste forze terroristiche hanno mostrato sul corpo di migliaia di siriani e iracheni quali picchi di violenza sono in grado di raggiungere (non ultimo l'uso di armi chimiche, come dimostrato da una ricerca congiunta di Theodore Postol e Richard Lloyd, il primo professore al MIT ed il secondo ispettore dell'ONU) ed ora queste notizie sono giunte anche sui media del resto del mondo.
isis 1Ad oggi l'ISIL, che si è dichiarato Stato Indipendente nei primi giorni di quest'anno, controlla la Siria orientale, l'Iraq occidentale ed una parte dell'Iraq settentrionale. "Controlla" a livello di clan di malavita organizzata, foraggiandosi sia con i più efferati commerci immorali ed illegali (si va dal mercato nero di petrolio e delle armi fino alla vendita schiavistica di civili catturati nelle loro scorribande), sia attraverso capitali stranieri, provenienti soprattutto dai paesi come Kuwait, Qatar ed Arabia Saudita che vedono le attività dell'ISIS come arieti per indebolire i paesi circostanti (Iraq, Iran e Siria).
I miliziani jihadisti hanno imposto la shari'a coranica in tutti i territori occupati e hanno migliorato le proprie capacità militari grazie a numerose tipologie di armi e equipaggiamenti sottratte all'esercito siriano e a quello iracheno. Attualmente le truppe dell'ISIL sono composte da un gran numero di combattenti stranieri: alcune centinaia di guerriglieri ceceni ma anche tanti "volontari" provenienti dal mondo occidentale (Gran Bretagna e Francia in primis) che hanno deciso di aderire alla causa estremista.
Nelle scorse settimane i combattenti dello Stato islamico hanno tentato di riconquistare i territori siriani, da cui erano stati allontanati nei mesi addietro, e di dirigersi a sud verso Baghdad; la resistenza delle forze militari e civili di queste regioni ha però rallentato l'avanzata dello Stato Islamico.
isis 2In particolare, i peshmerga curdi dell'Esercito Libero Siriano (FSA Free Syrian Army) hanno combattuto sul terreno riconquistando la città di Kobane, mentre gli attacchi aerei della coalizione occidentale si sono intensificati negli ultimi giorni e avrebbero colpito addirittura i maggiori leader Jihadisti, tra cui lo stesso Abu Bakr al-Baghdadi, califfo e guida spirituale dello Stato Islamico. Nelle ore successive all'attacco si era diffusa la notizia, poi smentita, della morte del califfo e una registrazione diffusa il 13 Novembre, ritenuta attendibile dagli analisti, pare confermare che al-Baghdadi è scampato al raid della coalizione occidentale.
La morte del leader supremo della lotta Jihadista avrebbe potuto costituire un durissimo colpo non solo politico, ma anche mediatico, per l'intero califfato. Il movimento islamico, infatti, ha utilizzato in modo massiccio i mass-media per propagandare la propria causa, mostrando a tutto il mondo i propri successi e la propria forza militare. Immagini di bandiere sventolanti e di miliziani armati fino ai denti inneggianti al califfato sono entrate di prepotenza nelle nostre case insieme ai video delle decapitazioni di James Foley e Steven Sotloff, giornalisti statunitensi giustiziati in risposta ai raid aerei sulle postazioni militari islamiste. Il macabro rituale è proseguito nelle settimane successive con le esecuzioni dei cooperanti britannici David Haines e Alan Henning, suscitando orrore e indignazione anche nel mondo islamico più moderato. La presenza sui media ha veicolato quindi un'immagine feroce e vincente del califfato che la coalizione occidentale è riuscita a malapena a scalfire.


Il 1 Maggio: La Festa dei Lavoratori

1 maggio 2Il 1 Maggio 2014, come ogni anno, si festeggiano i lavoratori in molti Paesi del mondo, la "Festa del Lavoro", o "Festa dei lavoratori", è stata istituita per ricordare l'impegno dei movimenti sindacali nelle battaglie per migliorare le condizioni dei lavoratori nei campi economici e sociali. Il 1 Maggio nasce come momento di "lotta internazionale", senza barriere, né geografiche né sociali, nasce come affermazione dei diritti fondamentali che devono essere garantiti a tutti i lavoratori e come auspicio di un continuo miglioramento della qualità della vita lavorativa di tutti.
Il simbolo, quindi, della lotta operaia e della possibilità di un concreto cambiamento, le celebrazioni del 1 Maggio, furono ufficializzate il 20 luglio del 1889 dai delegati socialisti della Seconda Internazionale (organo di coordinamento internazionale tra tutti i movimenti sindacali ed i partiti socialisti; istituita in difesa dei lavoratori, proponeva riforme in ambito economico e della legislazione sociale), riuniti a Parigi.
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". Questa l'idea sottesa alla decisione presa durante il Congresso di Parigi, una grandiosa manifestazione capace di coinvolgere i lavoratori di tutto il mondo.
Fu scelta come data il 1 Maggio per il suo significato simbolico, si scelse di ricordare i "Martiri di Chicago". Era il 4 Maggio 1886 a Chicago: quel giorno una manifestazione operaia fu repressa nel sangue, quella che oggi noi ricordiamo come "rivolta di Haymarket". Era il periodo delle grandi battaglie operaie, pochi erano i diritti garantiti allora ai lavoratori, in particolare quelli erano gli anni delle lotte volte all'ottenimento di una diminuzione dell'orario di lavoro, che venne fissato ad un massimo di 8 ore giornaliere. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" era lo slogan, coniato in Australia nel 1855, che presto venne fatto proprio dai movimenti sindacali di tutto il mondo. Queste battaglie portarono alla promulgazione di una prima legge in materia, nell'Illinois nel 1866, che introduceva la giornata lavorativa di 8 ore, ma tale precetto non era di facile applicazione. L'entrata in vigore era fissata per il 1 Maggio 1867 e in tale giorno venne organizzata a Chigaco una grande manifestazione alla quale parteciparono circa 10mila lavoratori. Nel 1884 tale giorno fu indicato dalle più importanti organizzazioni sindacali americane (Federation of Organized Trades and Labor Union e Knights of Labor) come data limite per rendere definitivamente obbligatorio, negli Stati Uniti, il limite massimo di 8 ore lavorative al giorno, minacciando in caso contrario uno sciopero ad oltranza.
1maggio3Ma torniamo a quel nefasto evento, pochi giorni prima, il 1 Maggio, che cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, in 12mila fabbriche degli Stati Uniti 400mila operai incrociarono le braccia in segno di sciopero, le proteste si svolsero pacificamente, ma nei giorni seguenti la tensione aumentò. Il lunedì, 3 Maggio, a Chicago, la polizia sparò sui dimostranti provocando 4 morti. Per protesta contro tali brutalità, il giorno successivo, il 4 Maggio, fu indetta una manifestazione da tenersi nell'Haymarket square, durante il comizio finale, mentre la polizia si avvicinava al palco per sospendere il tutto, fu lanciata una bomba e i poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Il bilancio definitivo fu di 8 morti e numerosi feriti, 8 esponenti dei movimenti anarchici furono condannati a morte perché sospettati di aver compiuto l'attentato.
Il ricordo dei "martiri di Chigaco" divenne, quindi, il simbolo della lotta per le otto ore di lavoro ed a loro fu dedicata una giornata, il 1 Maggio.
La notizia dei fatti di Chicago arrivò presto in Europa, dove l'idea di istituire una giornata di celebrazione dei lavoratori fu subito accolta. In Italia la festività fu ratificata due anni dopo, nel 1890. La storica rivista anarchica "La Rivendicazione" il 26 aprile 1890 pubblicò un articolo "Pel primo Maggio" che iniziava così: "Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d'ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento". Nella città di Napoli venne diffuso un volantino che recitava: "Lavoratori ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
In Italia il governo Crispi usava la mano pesante sui manifestanti: vietò le manifestazioni pubbliche nella giornata del 1 Maggio, ma nonostante le previsioni pessimistiche la manifestazione fu molto partecipata e si svolse in modo pacifico. Fu il primo evento su scala nazionale tenutosi in Italia.
Con l'avvento del fascismo la situazione mutò. Mussolini, arrivato al potere, proibì la celebrazione del 1 Maggio, la "Festa del Lavoro" fu sospesa dal 1921 al 1945, quando caduto il regime fu ripristinata immediatamente.
Appena due anni dopo, il 1 Maggio 1947, la ricorrenza è segnata dalla "strage di Portella della Ginestra", luogo in provincia di Palermo, dove gli uomini del bandito Giuliano spararono sui circa 2mila lavoratori presenti al corteo provocando numerose morti.
Nell'anno successivo si crearono numerose spaccature all'interno dei movimenti sindacali italiani e si dovrà attendere il 1970 per vedere nuovamente i lavoratori d ogni appartenenza politica festeggiare uniti.
Dal 1990 i sindacati confederali uniti (CGIL, CISL e UIL), in collaborazione col comune di Roma, organizzano ogni anno un grande concerto, che si tiene in piazza San Giovanni durante tutta la giornata, indirizzato ai giovani per sottolineare il carattere festivo, oltre che celebrativo, del 1 Maggio.
La festa, dal 1955, coincide inoltre con le celebrazioni di San Giuseppe lavoratore, istituita da papa Pio XII, così da essere a pieno titolo anche la festa di tutti i cattolici.

 

Si ringrazia per la collaborazione: Eleonora Baggiani

Gli azzurri a Eurobasket 2015

Articolo a cura di Francesco Castelli

 

Com'è andato l'Europeo di basket per l'Italia?

12033542 10206878736679545 1039997582 nStando al piazzamento, non possiamo lamentarci: siamo arrivati 5° a pari merito con la Grecia. Davanti a noi si sono posizionate solo Francia, Serbia, Spagna e Lituania. Un risultato discreto quindi, ma non in linea con le aspettative e dal sapore agrodolce - visto come è maturato. L'avventura europea inizia doppiamente in salita per gli Azzurri: Italia sorteggiata nel girone "della Morte" e brutta sconfitta all'esordio contro la Turchia, una delle squadre più abbordabili - almeno sulla carta. Le altre sfidanti sono nell'ordine Islanda, Spagna, Germania e Serbia. Le prime quattro procedono agli ottavi, le ultime due tornano a casa senza la chance di qualificarsi alle Olimpiadi di Rio 2016. La seconda partita è già una finale: se si perde, addio sogni di gloria. L'encomiabile Islanda ci dà filo da torcere e riusciamo a strappare la una vittoria solo al termine di un calvario cestistico decisamente inaspettato. Le due brutte prestazioni consecutive scatenano dubbi agghiaccianti: ma questa non doveva essere la nazionale più forte di tutti i tempi? Com'è che fatichiamo anche contro una squadra con un bacino che è un duecentesimo del nostro? Come se non bastasse, capitan Datome si infortuna (e il suo europeo finisce qui) e anche Marco Belinelli sembra destinato a saltare l'incontro successivo per una brutta botta. È il panico. I tifosi più pessimisti aspettano la partita contro la Spagna come una sentenza capitale: la compagine iberica viene vista come una delle principali candidate al titolo finale. Qualcuno fa notare che in fondo gli anni passano per tutti e nemmeno i sudditi di Rey Felipe possono dominare per sempre i parquet europei, ma nessuno osa parlare ad alta voce di vittoria. Alla fine Belinelli viene schierato.

E l'Italia fa il miracolo.
Spagnoli domati attraverso un terzo quarto maestoso, Italia che sembra finalmente girare bene e una difesa -grande problema della nostra nazionale- che per la prima volta vale il prezzo del biglietto grazie all'impegno dei 12019350 10206877967500316 535945835 osingoli. La partita verrà rievocata a lungo negli anni a venire, ma non c'è nemmeno il tempo per festeggiarla degnamente: la sera successiva si gioca e per passare il turno serve almeno un'altra vittoria. Le prossime portate del menù appaiono abbastanza indigeste: la Germania padrona di casa (le partite si sarebbero dovute giocare in Ucraina ma il conflitto in Crimea ha spinto la FIBA a sparpagliare gli incontri fra Germania, Francia, Croazia e Lettonia) e la corazzata Serba, ancora imbattuta. I tedeschi non navigano in acque migliori delle nostre: sono reduci dalla vittoria-standard con l'Islanda e due sconfitte (Turchia e Serbia) quindi la partita ha l'aria di uno spareggio. In campo, l'Italia sembra più decisa a vincere ma il giovane play Schröeder è inarrestabile e sevizia il nostro canestro senza pietà. Il match rimane in equilibrio -nuocendo gravemente ai muscoli cardiaci da ambo i lati delle Alpi- e i tempi regolamentari si chiudono sul 76-76 solo grazie ad una magia finale di Gallinari costata 15 anni di vita alla tifoseria azzurra. Overtime.
Ci piacerebbe dire che almeno i supplementari non hanno causato scompensi pressori a chi era attaccato al televisore, ma ovviamente non è stato così. Parità fino a 45 secondi dalla sirena, quando Gallinari decide di spiegare nuovamente perchè l'anno prossimo riceverà uno stipendio di 14 milioni di dollari. I tedeschi non riescono più a riprendersi e il punteggio finale immortala uno scarto (89-82) che non rende il giusto onore ai nostri avversari. Arriviamo così ad affrontare la Serbia con la possibilità – in caso di vittoria – di qualificarci come primi del girone: un epilogo inaspettato, viste le burrascose premesse. I balcanici sono però di ben altra opinione e giocano una grande partita, relegandoci al terzo posto a pari punti con Spagna (2°) e Turchia (4°). Gli accoppiamenti ci assegnano Israele agli ottavi e dentro di noi qualcosa esulta: il nostro lato del tabellone appare come il meno ostico. Vuoi vedere che riusciamo davvero a fare l'impresa? I trenta punti rifilati alla nazionale di David non fanno che alimentare il fuoco dell'illusione: adesso ci tocca la Lituania, nazionale dalla tradizione a dir poco invidiabile ma non esattamente nel suo miglior momento di forma. O così credevamo. Lasciamo a voi decidere se sia merito dei Lituani o colpa degli Azzurri, sta di fatto che arriviamo nuovamente in parità all'ultimo possesso. Palla in mano all'Italia e 9 secondi sul cronometro: loro difendono bene, noi pasticciamo.

Overtime.
Di nuovo.
Nei 5 minuti supplementari i Baltici segnano 16 punti.
Noi 6.
Il referto è impietoso: Italia fuori dalla top 4 d'Europa e costretta a lottare per un posto nei tornei preolimpici che assegneranno gli ultimi "biglietti" per Rio 2016. Praticamente, ci svegliamo bruscamente dal dolce sogno del podio per ritrovarci nell'incubo dei gironi a causa di una partita che sembra uscita dalla peggiore delle fantasie oniriche. Di nuovo, non c'è il tempo materiale per metabolizzare il risultato: dopo meno di 24 ore siamo in campo per giocarci il pass pre-olimpico. La prima tappa per arrivare a Rio de Janeiro passa per la Repubblica Ceca (non prendetevela col navigatore) che viene liquidata con un +15 maturato in larga parte nel terzo quarto, vero momento topico di ogni vittoria azzurra che si rispetti. L'Europeo italiano si conclude quindi con una "finalina" ben distante dai riflettori che ci si aspettava alla vigilia. La Lituania ha continuato a smentire i bookmakers battendo la temibile Serbia e arrendendosi solo in finale contro gli spagnoli, trionfatori del torneo e a loro volta autori di una grande semifinale contro la quotatissima Francia. La delusione in fondo sta più in questo che nel risultato finale: nessuno può affermare che l'etichetta di quinta potenza continentale ci stia stretta, ma sicuramente la Lituania era più che alla nostra portata. La Nazionale ha mostrato tante luci quante ombre in questa competizione che i più vedevano come la "volta buona" per riportare il colore azzurro nel gotha internazionale, da cui manca dall'argento olimpico di Atene 2004 - ovvero 11 anni fa (QUI il video della partita contro la Lituania). Le premesse c'erano tutte: squadra unita, talento individuale, nessun infortunio e tanta, tanta fame di successo. C'è da sperare che questi fattori non scompaiano di qui alle Olimpiadi -nessuno degli Azzurri è a fine carriera- ma Rio la faccenda sarà più "aleatoria": la fortissima nazionale Statunitense -se incontrata all'inizio della fase ad eliminazione diretta- potrebbe falsare la classifica finale, annichilendo potenziali aspiranti al podio.

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