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Digital India: democrazia tecnologica o tirannide mediatica?

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Articolo a cura di Eleonora Piangerelli 

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Ad agosto 2013, il CEO di Facebook, nel suo articolo "Is connectivity a human right?" aveva messo in luce una verità tanto evidente da apparire scontata: "the vast majority of people in the world don't have access to the internet". 5 miliardi di persone, prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo, incontrano concreti ostacoli alla fruizione delle risorse che internet ha da offrire, fra cui i più comuni sono lo scarso accesso ai device tecnologicamente avanzati, un costo eccessivo della connessione alla rete, e la mancanza di servizi in lingue e dialetti minoritari. Da questo presupposto è nato il progetto - fortemente voluto da Zuckerberg in persona - che ha messo insieme Facebook e sei compagnie telefoniche nell'ONG Internet.org, ribattezzata in seguito FreeBasics. L'obiettivo del progetto è di intervenire nei Paesi sottosviluppati aumentando l'efficienza dei network mobili e riducendo, al contempo, la quantità di dati necessari alla programmazione delle app, il tutto per un investimento totale di più di un miliardo di dollari. In termini pratici, da Internet.org/FreeBasics è nata un'applicazione che permette, in numerosi Paesi dell'Africa, Sudamerica e Asia, di navigare gratuitamente e senza costi di connessione su una serie di siti partner del progetto, fra cui piattaforme per salute, informazione e impiego, oltre a Facebook stesso e Google. In India il lancio della app è avvenuto il 10 febbraio 2015, in collaborazione con la rete telefonica Reliance, permettendo l'accesso gratuito a più di trenta servizi, fra cui anche news in lingua hindi e notizie sul campionato di cricket. L'applicazione è giunta in un momento storico in cui l'empowering digitale e la crescita socio-economico-culturale del Paese con l'ausilio della tecnologia erano già al centro dell'attenzione. Una stima dell'IAMAI (Internet & Mobile Association of India) aveva messo in evidenza numeri davvero impressionanti per quanto riguarda la penetrazione di Internet nel territorio indiano: nel 2014 infatti, solo 159 milioni di utenti, a fronte di più di un miliardo di popolazione, avevano accesso a internet. Nel frattempo Narendra Modi, primo ministro, aveva lanciato il progetto "Digital India", con l'obiettivo, fra le altre cose, di rendere pubblico e universale l'accesso ad Internet, di riformare il governo attraverso la tecnologia e portare l'informazione alla massa. Sul piatto della bilancia c'è, però, anche un altro concetto importante e non trascurabile, quello della net equality, il principio secondo cui la totalità dei contenuti e delle applicazioni presenti su internet deve avere la stessa possibilità di fruizione da parte dei provider, che non devono favorire o bloccare siti o prodotti specifici. Questo principio viene meno nel momento in cui le applicazioni partner di Internet.org/FreeBasics hanno un accesso privilegiato e un bacino di utenza più esteso rispetto alle altre. Numerose personalità indiane, fra cui gli All Indian Bakchod, popolare gruppo comico che ha realizzato questo video, l'attore Shahrukh Khan e compagnie come Reddit e Amazon, 12086963 10153589163867508 1124163559 nhanno espresso il loro supporto a favore della net equality, con l'hashtag #SaveTheInternet (diventato trending in una sola notte) e la creazione di una petizione online. La questione è poi tornata alla ribalta (ve ne abbiamo parlato qui) con la pietra dello scandalo lanciata domenica scorsa dallo stesso Modi. Recatosi in California, il PM ha preso parte ad un estemporaneo Q&A con Mark Zuckerberg, discutendo il tema della cooperazione per affrontare sfide socio-economiche. I due sono sembrati sulla stessa lunghezza d'onda, forse anche troppo per un popolo che porta ancora i segni della colonizzazione occidentale e che teme un nuovo sfruttamento, nella forma, stavolta, del monopolio, sia economico che ideologico, di Internet.org/FreeBasics: si teme che i partner di Facebook nel progetto formeranno un'oligarchia che annienterà la concorrenza di piccole startup e app locali, che porterà alla massa solo le informazioni approvate, quando non direttamente pilotate, dal governo, minacciando la democrazia e la libertà di pensiero. C'è anche chi supporta l'idea e, spopolano, proprio su Facebook, le immagini che colorano i profili di zafferano e verde, adottate da Zuckerberg e Modi stessi quasi a sancire un accordo, per creare le quali è stata realizzata la feature "Support Digital India" disponibile qui.

Resta, però, sospesa la domanda se si tratti di azione umanitaria o sfruttamento capitalista, educazione o indottrinamento. Quello che è certo è che l'India, ancora una volta, ci presenta polarizzati i suoi contrasti, intrinseci nello stesso concetto di "indianità" e presenti tutti i giorni nelle piccole cose.

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